giovedì, 12 ottobre 2006
BUON CONCERTO, BELLE FERIE
Ed eccomi di ritorno da Monterosso al Mare dove io, Katya e Lorenzo abbiamo passato una gran bella settimana, sfruttando il concerto che avevo nel Convento dei Frati Cappuccini sabato 7 ottobre.
Come promesso, ma con ennesimo, solito ritardo, metto a disposizione il programma della serata in pdf. (tasto destro+save as) e la foto di noi esecutori, durante gli applausi finali.

Ho inoltre caricato su Flickr.com alcune foto del nostro passaggio in quei lidi meravigliosi. Grazie a questa vacanza abbiamo potuto provare a dovere la nostra nuova macchina fotografica e i risultati sono davvero eccelsi (tranne quando sbagliavamo le impostazioni che spesso, volutamente ed ostinatamente, abbiamo voluto mantenere manuali.
Ma alcune belle sorprese sono uscite comunque, come questo tramonto in quel di Livorno.
Cosa ci facevamo a Livorno? Beh, le ferie si sfruttano anche per andare a trovare amiche che non si vedono da tempo! E il tempo e il suo comandante ci hanno dato ragione, regalandoci momenti come questo.

Presto, prometto (da buon marinaio), ricomincerò con i post seri e pesanti sull'arte del canto.
Ma voglio ringraziare chi è venuto a trovarmi in questi luoghi durante la mia assenza e ha commentato. Davvero, troppa troppa grazia!
martedì, 26 settembre 2006
SI RICOMINCIA
Oramai manca pochissimo all'avvio delle lezioni di canto all'Ateneo musicale. Su richiesta del direttore Luigi Artina ho preparato, in collaborazione con Giovanni Guerini, un brevissimo programma che illustra, in linea di massima, le finalità dello uno studio della tecnica vocale classica.
Suddiviso in tre livelli (che non corrispondono naturalmente agli anni di studio) per comodità e chiarezza, il programma è disponibile per il download nella mia pagina personale del sito dell'ateneo.
O più semplicemente qui.
Lunedì finalmente inizio delle ferie (o pseudo tali), sfruttando il concerto che darò a Monterosso al Mare, sabato 7 ottobre 2006 quindi per un pò non scriverò (strano), ma tornerò certo con buone nuove (spero) e belle foto (credo).
A breve posterò anche il programma del concerto di Monterosso, dove ho deciso di inserire anche alcune arie antiche peruviane.
Come dite? Avete trovato un'incongruenza? Iniziano le lezioni e io vado in ferie?
Beh, in effetti i miei prediletti godranno di un weekend in più prima di ricominciare la tortura vocale!
Vi sembra poco?
Ma si recupera, si recupera.
(risata satanica di sottofondo)
PS: le registrazioni di Ahab continuano e tutto viene riportato fedelmente nel blog dei Minstrel. Visitate gente, visitate!
lunedì, 04 settembre 2006
DA UN MINIMO ATTO DI FIDUCIA...
Stamane ricevo una bella mail che riporto fedelmente, senza naturalmente le informazioni "sensibili".
Prima una premessa: ad Agosto ho fatto un concerto in quel di Montecampione (vi ricordate?) dove ho proposto in anteprima alcune melodie antiche peruane, armonizzate da me medesimo meco.
Alla fine dello spettacolo ho ricevuto i complimenti di un signore che mi ha richiesto cortesemente di avere la copia di una delle partiture eseguite. Richiesta strana che mi è stata giustificata dicendo: "ho un amico in missione da anni in Perù..."
Beh, ci ho creduto e gli ho dato una partitura. Alla faccia del copyright (sulle armonizzazioni), dell'anteprima e del (presunto) sbattimento sulla reperibilità delle melodie!
Sono o non sono per la libera circolazione delle idee?
E oggi scopro (me lo sentivo che era così!) che la fiducia era ben posta:
"Stimato Mauro Ghilardini, un saluto grande dalle Ande!
Ho saputo del concerto dato nella chiesa di Montecampione, l'11 agosto scorso, tramite il mio amico XXXXX, che ha partecipato.
Felicitazioni per il messaggio attraverso l'arte musicale, per i testi peruani antichi e per l'amore a questo Paese, il Peru', che e' parte anche della mia vita.
Ho provveduto ad inviarle un saluto anche via posta.
Quando tornara' in Peru', ..benvenuto anche a Calapuja (Puno).
Cordialmente
Mail firmata"
Grazie a voi!
Ne approfitto per un'anteprima: Sabato 9 dicembre 2006, alle ore 21:00 presso lo splendido Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Villa di Serio, si terrà un concerto ricchissimo di musiche antiche peruane, in collaborazione con l'Operazione Mato Grosso della Val Cavallina!
I dettagli (come ad esempio la scaletta) e la locandina verranno pubblicate presto, sempre su queste pagine!
A presto!
mercoledì, 23 agosto 2006
E rieccomi finalmente a riprendere il filo di un discorso lasciato più di una settimana fa in questi luoghi.
Ho molto da raccontare visto che la settimana trascorsa mi ha visto impegnato su diversi fronti.
Mi limiterò a delle riflessioni veloci e, spero, decenti.
CANTO ANTIGUO PARA MI NIÑO...
Innanzitutto ho cantato per la prima volta (e credo in anteprima italiana!) una selezione di canti antichi peruani, armonizzati dal sottoscritto, eseguiti nel concerto sacro tenutosi Venerdi 11 agosto nella Chiesa del Laghetto di Montecampione.
Facenti parte di una antica tradizione puramente orale, ho ascoltato (e registrato!) tali melodie durante il viaggio compiuto da me e Katya in alcune missioni create dall’Operazione Mato Grosso (OMG) in Perù. Era il 2002; il tempo vola…
Padre Hugo de Censi, fondatore dell’OMG, ha voluto assolutamente mantenere vive le antiche tradizioni musicali, sia nelle funzioni più sacre (ad esempio durante la celebrazione di Mama Ashu) che nelle solennità più pagane (come le feste degli oratori andini). Tali canti hanno quindi assunto l’onore di servire fedelmente le funzioni più importanti della vita delle comunità missionarie gestite dall’OMG, mantenendo vive tradizioni musicali che rischiavano di perdersi.
L’amornizzazione compiuta è assolutamente poco filologica e naturalmente rispetta canoni estetici e armonici occidentali. Ma credo di aver mantenuto una certa rigorosità nelle variazioni (rimanendo sempre in tono, senza modulazioni) e una giusta semplicità. Si tratta si di canti antichi, ma popolari, orali, senza una tradizione precisa. Possedevo quindi solo la melodia, l’amornizzazione ad accordi improvvisati fatta dai missionari che si dilettano sulle tastiere degli organetti in sacrestia e la spiegazione dettagliata di come vengono cantati a cappella dal cantore di Chacas.
Il cantore di Chacas… deve essere una persona davvero speciale.
Mi si spiegava che è un settantenne la cui voce è completamente rovinata. Zero tecnica, zero rispetto per le note. Eppure è il cantore ufficiale. E Padre Hugo lo vuole nelle solennità! Perché il suo canto esprime l’angoscia di un intero popolo, la dura preghiera per un buon raccolto ad un Dio silente, la domanda per una morte improvvisa per fame… perché l’assenza di stilemi vocali occidentali rendono la sua voce, roca e rotta dall’età e dall’emozione, ricca di espressività arcana, romantica, quasi decadente.
È la voce del popolo peruviano, ridotto alla fame dopo Machu Picchu, dopo Nazca, dopo gli incas, dopo tutto.
È un uomo di settanta anni che abita in un paesino di 3000 e passa abitanti a 3000 e passa metri di quota.
Un metro per abitante.
E che naturalmente non conosce nessuno in Perù.
E che non so nemmeno se sia ancora vivo.
Un anno sull’Ande è un secolo. Figuratevi 4 anni...
Ma volevo ricreare anche nella mia esecuzione questa intimità. Per questo ho deciso di declamare intere melodie all’inizio senza accompagnamento, a cappella. Cantando naturalmente all’occidentale, con fare antico ed emissione scevra da vibrati lirici. Ma senza accompagnamento. Per rispetto all'uso del canto libero peruano.
Sono piaciuti molto, soprattutto per il contrasto che facevano con le complesse architetture armoniche di Bach o le intime sonorità classicistiche di Mozart che le hanno seguite.
Verranno riproposti di certo a Monterosso, in ottobre, e in un concerto di Natale che si sta organizzando in questo momento.
Sono abbastanza soddisfatto.
LA MALTA E’ MAGRA!!!
Poi da lunedì 14 a mercoledì 16 io, Katya e Lorenzo siamo stati ospitati da una famiglia dell’OMG (eh si, di nuovo!) nei pressi di Biella, per un campo di lavoro, insieme con altri amici dell’organizzazione.
Cosa è un campo di lavoro? Beh, immaginatevi il sottoscritto davanti ad una betoniera a fare malta tutto il giorno, mentre Katya aiuta in casa. Credo abbiate capito quello che mi sentivo dire spesso!
Questo è l’atto pratico del campo di lavoro fatto a Biella. Dietro questo c’è una volontà educativa e missionaria di enorme portata che appena troverò la giusta ispirazione vedrò di spiegare.
Dico solo che, al di là delle finalità missionarie del nostro lavoro, un artista dovrebbe assolutamente fare una settimana all'anno di muratore.
Vedrebbe sé stesso e gli altri in modo completamente diverso! Lo proporrei davvero come esame di compimento inferiore per il diploma!
Ora vorrei invece passare velocemente (ma con i dovuti calli sulle mani!) al capitolo Francia!
ALÉS OH OH!
Sono partito giovedì mattina e tornato sabato sera e ho dovuto cantare, insieme al soprano Elena Bertocchi, durante le performance di alcuni ballerini italiani sotto la direzione artistica di Franz Cancelli.
Esperienza meravigliosa: ho conosciuto meglio Elena (una cantante davvero splendida), Franz Cancelli (creatore di famose maschere di Venezia e artista tuttotondo, un maestro) e Susanna Gozzetti (ballerina, attrice e cantante… insomma è straordinaria!).
Ma quello che mi preme qui sottolineare è come i nostri cugini d’oltralpe siano profondamente diversi da noi in ambito culturale!
Le motivazioni sono le più svariate e non sono l’esperto più adatto per redigere studi sociologici e antropologici al riguardo.
Mi attengo all’atto pratico. E sotto questo aspetto ci sono cose dei Francesi che mi hanno colpito positivamente e altre sfavorevolmente.
Ma una cosa è concatenata all’altra; partiamo pertanto dal positivo.
Il ruolo dell’artista! Viene amato, anzi adorato! Se si è portatori di bellezza e di emozioni vieni ringraziato per questo e ti senti utile! Cioè, come spiegarmi, i francesi capiscono quello che possiamo dare e ci ringraziano proprio per questo! Nato e cresciuto in una terra dove il lavoro o è sempre materiale o non è lavoro (Bergamo) mi è sembrato un sogno.
Gente che ringraziava perché ha rivisto la sua Napoli durante O’ sole mio, gente che ringraziava perché “voi italiani sapete cosa sia il belcanto e la sua tradizione!”, gente che ci salutava mentre il pullman si allontanava dall’anfiteatro dove lo spettacolo è avvenuto. Non gente in delirio, gente senza testa, gente senza sensibilità. Non ci incensavano! Hanno preteso, hanno avuto e hanno saputo ringraziare!
Mica poco.
Qui in Italia, anzi a Bergamo, si pretende (senza voler pagare degnamente né gli artisti che stanno sul palco, né quelli che ci stanno dietro come fonici ed esperti di luci!), si cerca di dare a persone che comunque ti guardano storto (alla fine cosa hai costruito?!?!) e ringraziano a loro modo (di solito chiedendo uno sconto…).
Ed è proprio per questi motivi che nasce una strana anomalia tutta italiana in campo artistico: la capacità di improvvisare, di reinventare lo spettacolo al momento, di saper cogliere la volontà del pubblico e modificare comportamenti ed espressioni, di saper fare una gran bella figura senza nemmeno aver provato. Abituati a richieste assurde, in tempi ristrettissimi; abituati a redigere una scaletta di un concerto al momento visto che il concerto è stato organizzato in quattro e quattrotto; abituati a non fare prove visto che non vengono nemmeno considerate nei pagamenti dei concerti dagli organizzatori l'Italia sforna artisti inusuali, dediti al Coup de Théâtre...
A differenza dei popoli del nord e, con mia sorpresa, degli stessi francesi, i quali sono legatissimi alle prove, alla precisione rigorosa e al severo rispetto della scaletta!
Dovevate vedere le facce che faceva il produttore Serge quando Franz raccontava di spettacoli conclusi con finali variati al momento o quando dicevo che è normale in Italia salire sul palco con la partitura ed eseguire a prima vista (o quasi) l’aria o il duetto, senza prove.
In Francia esistono per qualsiasi concerto (piccolo o grande che sia) dei vincoli contrattuali precisi e vanno rispettati! Lo spettacolo deve durate tot, deve esserci questo cantante (non uno qualsiasi, quello!), deve esserci quella compagnia di ballo, quel regista, quel pezzo, quel momento. Le variazioni concesse sono pochissime, miserrime.
Un esempio su tutti: il tenore che di solito segue Franz Cancelli ha dovuto lasciare all’ultimo. Franz ha quindi proposto all’organizzazione francese che il canto fosse eseguito da Elena Bertocchi, soprano affermata e perfetta per l’esecuzione dei canti proposti.
Proposta bocciata. O il tenore o nulla! E già avevano chiuso un occhio visto che quel tenore non c'è!Ma volevano per forza un tenore, una voce maschile capite?! Cioè (esagerando) gli propongono la Callas e loro dicono: “no, noi vogliamo quel cantante da Piano bar dell’anno scorso perché quello spettacolo ci era piaciuto e quello abbiamo comprato!”. Incredibili…
E quindi eccomi alla volta di Marsiglia (anzi, di Alés), con due compagnie di ballo, Franz Cancelli, Susuanna Gozzetti (straordinaria attrice e donna di spettacolo genovese, ma di origini lombarde!) ed Elena Bertocchi (alla fine hanno detto: “ok, fatela venire, ma il tenore dovrà cantare questa canzone, e questa, e questa!”. Incredibili…).
Lo spettacolo è andato molto bene, senza intoppi, ed è stato suggestivo anche grazie allo straordinario gioco di luci dei tecnici francesi. Una produzione d’alto livello!
Mi resta un bel ricordo, ma anche una domanda che è rimasta insoluta… quale è la vera professionalità per un’artista?
Saper cogliere lo spirito della serata e saper adeguarsi a quella, saper improvvisare, saper giocare con il pubblico, saper essere flessibile ad ogni richiesta dell’ultimo minuto e saper mostrare come se tutto questo fosse preparato, ma con un supporto tecnico e “morale” indegno (in stile italiano) oppure assicurare la precisione maniacale nel proporre scaletta e le canzoni, il bisogno di continue prove fino a raggiungere quel che il regista vuole e che magari il pubblico non vuole, il panico di fronte ad ogni situazione imprevista, il fermare lo spettacolo per un qualsiasi problema tecnico, anche minimo, ma sostenuti da un produttore che sa quello che la gente vuole, dimostra sensibilità nei confronti degli artisti pagando per loro un hotel a stanze singole in una zona tranquilla (con tanto di piscina!) e organizza un vero e proprio evento, con una produzione tecnica d’alto livello per la gioia del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura della città ospitante, la quale ha già annunciato la ripresa dell’evento negli anni successivi (e state sicuri che lo faranno!) in stile francese?
Domanda tanto arzigogolata quando retorica.
Sia l’uno che l’altro!
Eppure quanto è bello sentirsi dire che solo “gli italiani sanno fare spettacoli del genere: frizzanti, brillanti e ricchi di inventiva!”, come dire “Viva l’improvvisazione e il savoir faire dell’artista italiano!”.
Ma io non posso che ringraziare i francesi, che hanno un debole per un nostro punto debole che sfruttiamo gran bene, perché sanno apprezzare il mestiere più bello del mondo!
La prossima volta vedrò di dare ascolto a cipeciop e ragionare sulla dizione nel canto, magari contattando Susanna per suggerimenti e critiche costruttive. In attesa del DVD registrato la sera dello spettacolo per la televisione francese. Chissà, magari riuscirò a mettere su web un'esecuzione!
Au revoir!