In questi giorni sono molte le cose mi piacerebbe parlare e discutere qui sul blog.
L’analisi del Dies Irae, ora che Demian mi ha consegnato le sue traduzioni (per altro splendide), deve essere ancora iniziata. Ho bisogno del tempo necessario per prendere l’album e letteralmente smembrarlo. Non è facile trovare i temi e le loro variazioni senza partitura in mano. Vi chiedo di pazientare un altro poco.
Ma un buon argomento è invece uscito in una discussione avuta sul forum dedicato al Canto che già altre volte ha fornito molti spunti di riflessione.
L’argomento è prettamente tecnico e vocale pertanto mi scusino i lettori meno interessati.
Vorrei riaprire dunque il discorso sul diaframma e più precisamente sull'appoggio diaframmatico. Proporvi quindi una breve riflessione, due miei idee ed infine alcuni esercizi per affrontare decentemente questo scoglio tecnico.
E vi parlo dal basso della mia inesperienza! Si, perché il sottoscritto non ha mai fatto un esercizio come quelli che andrò ad elencare più avanti in quanto ho sempre pensato che tutto fosse legato alla posizione dell’emissione della nota.
E lo penso tutt’ora, ma mi rendo conto che per molte persone questo ragionamento potrebbe essere alquanto riduttivo se applicato a tutti.
Ma tempo al tempo.
Prima di tutto vediamo quello che già scrissi nel lontano 2005 in un post avente medesimo oggetto:
“Il diaframma è un muscolo respiratorio involontario, di forma larga e convessa che separa la cavità toracica da quella addominale. Etimologicamente diaframma significa "ciò che sta in mezzo". Attraverso la respirazione diaframmatica il muscolo in questione entra in tensione allargandosi verso l'esterno ed in questo modo offre un vero e proprio sostegno fisico alla voce. Ecco perchè si dice che il diaframma offre l'appoggio!”
Ora state attenti a questa parte perché è il fulcro di cui cercherò di parlarvi oggi:
“Ma, se da una parte è facile imparare a respirare usando il diaframma, il suo carattere di involontarietà muscolare non ci permetterà di utilizzarlo con completo controllo durante l'esecuzione di un canto. Come fare dunque? La soluzione sta proprio nei vocalizzi che molti docenti insegnano che mirano proprio a questo. Poter acquisire una posizione di nota tale che il diaframma entra in funzione come sostegno per forza! Utilizzando quindi l'espediente delle note che risuonano alte di posizione nel viso, il diaframma entra automaticamente in funzione.”
Questo automatismo dunque è stato da sempre il cardine del mio apprendimento e quindi del mio insegnamento. Mai mi sono posto il problema di comprendere meglio dove e come agisce il diaframma e mai, pertanto, ho cercato di spiegarlo agli sventurati allievi. Non perché non ne riconosca l’importanza, tutt’altro! Proprio perché capisco la primaria importanza dell’appoggio diaframmatico che punto a fare in modo che l’appoggio sia il più naturale possibile e di conseguenza il meno studiato possibile.
Ma, come dicevo, mi rendo conto che non tutti sono uguali e mi sembra giusto fornire quindi degli esercizi minimo che possono aiutare ad afferrare meglio certi meccanismi e soprattutto a comprendere fisicamente quello che intellettualmente si comprende subito. E cioè che l’appoggio deriva direttamente da una serie di fattori e fra tutti spicca la perfetta rilassatezza corporea.
Ma vediamoli in breve:
- il cantante inspira, immette aria nei polmoni e facendolo fa in modo che si gonfi, si tenda il muscolo diaframmatico (esercizi per questa parte sono scritti nel post sopraccitato del giugno 2005)
- posiziona la bocca ed emette sul fiato (altra parte tecnica che spiegheremo in altro post). La posizione interna della nota dovrà essere alta. In soldoni il cantante sente risuonare la propria voce nella maschera facciale
- cerca di mantenere la medesima posizione della nota e cioè di tenere sempre lo stesso “punto focale” dove la nota deve risuonare. Questo sia che la nota rimanga uguale (unisono) sia che salga o scenda (producendo una melodia)
- fisicamente cerca di restare il più rilassato possibile e, soprattutto, di non seguire mai con il corpo l’andamento della voce! Questa massima, assolutamente indispensabile, è proprio la spiegazione in breve di cosa significa appoggiare. Vi propongo un esempio che sono solito proporre agli allievi. Immaginiamo che la nostra voce sia un cellulare appoggiato su di un pianoforte e che il pianoforte sia il diaframma. Quando emettiamo una nota è come se prendessimo in mano questo cellulare e non lo mollassimo più. Un cantante deve sempre “sentire” di avere “in mano” la propria voce, di poterla gestire completamente. Anche di poterla lanciare durante l’acuto più aperto! Ma deve sempre essere lui a volere certe cose, non il cellulare-voce! La prima cosa da fare dunque è comprendere per bene come “tenere in mano” il nostro cellulare-voce. Ma veniamo all’appoggio: più saliamo più, dicevamo, il corpo deve “abbassarsi” e cioè rilassarsi. Dunque è sbagliato fisicamente salire con le note e quindi pensare di salire anche con il corpo: il risultato sarebbe come prendere il cellulare e sollevarlo dal nostro pianoforte, verso l’alto, sempre più su, finche anche le nostre braccia sono totalmente allungate e più di così (sforzandoci inoltre) non possiamo “salire”. Ed inoltre, l’avrete già notato, il nostro pianoforte-diaframma è stato messo in funzione (attraverso la respirazione diaframmatica) per nulla! Nulla appoggia su di esso pertanto è semplicemente inutile! Tanto valeva non imparare a respirare in tale maniera!
E allora? Beh, cominciamo a pensare al contrario! Come sempre nel canto: pensate al contrario e sarete sulla strada giusta. Anche in questo caso infatti bisogna prendere il cellulare-voce e lasciarlo appoggiato al diaframma, anche se lui (sempre nella fantasia) tende a voler salire verso gli acuti. E più si sale più servirà della “forza” verso il basso per farlo restare APPOGGIATO al pianoforte-diaframma! Questa “forza”, signori miei, è (per assurdo, anzi per “contrario”) la nostra rilassatezza fisica, il nostro non seguire l’andamento della nota!
Come vedete non è così impossibile comprendere mentalmente l’appoggio vocale. Certo, ci vuole un poco di elasticità mentale a causa della “teoria degli opposti” che un cantante deve fare propria, ma non è impossibile anche per chi si sente anni luce lontano dall’emissione impostata della voce.
Il problema è proprio applicativo, pratico. Far comprendere il meccanismo degli opposti e soprattutto renderlo “naturale” è lo scoglio maggiore che un cantante si trova ad affrontare. Perché è un altro opposto! Perché si pretende il massimo della naturalità nel controllo più assoluto. Ed inoltre non si pretende uno sforzo solo tecnico! Non si sta facendo ginnastica artistica, si sta facendo danza! Non si tratta di sport (anche se gli acuti, come dice Mauro Uberti, sono “Imprese da atleti”), ma di arte! Pertanto il cammino del canto è costellato da autentiche prove di passione come questo scoglio di cui ho cercato di farvi partecipi.
GLI ESERCIZITorniamo dunque allo scopo principale del post: la descrizione di alcuni esercizi dedicati all’appoggio.
Esercizi, mi ripeto, che io non ho mai fatto, ma credo che invece siano importanti per la comprensione “fisica” del “processo di appoggio naturale della voce”. È inutile dirvi che il sottoscritto li ha provati ed effettivamente mi sono sembrati perfetti per un migliore apprendimento di questa tecnica. E forse attua un processo di controllo del proprio apparato muscolare migliore, l’importante è che non vada a scapito della naturalezza vocale: pena un’emissione forzata, ingolata, brutta.
Ultimo appunto: non mi prendo responsabilità di sorta. Questi esercizi, come ogni esercizio e/o vocalizzo devono essere fatti sotto mani esperte. Lo sbaglio è dietro l’angolo e se in questi non viene rovinato nulla da un punto di vista foniatrico, eventuali vocalizzi sbagliati potrebbero compromettere seriamente l’apparato vocale! Affidatevi sempre ad un professionista o comunque ad una persona competente!
Detto questo forse scrivere questi esercizi diviene inutile. Ma a mio avviso non lo è visto che ci sono lettori che vanno regolarmente a lezione di canto e quindi possono semplicemente provarli mostrandoli prima al maestro o aggiungerli ai propri giornalieri.
Segnalo inoltre che a questo indirizzo sono presenti ben 50 ottimi esercizi per una ginnastica denominata “fonatoria” redatti in collaborazione con Mauro Uberti dal professor Angelo Moranti. Anche per questi vale la precauzione sopra scritta!
Un primissimo esercizio che posso consigliare è quello di prendere confidenza con il proprio muscolo diaframmatico inspirando ed espirando “a tempo”. Cioè immettere aria, riempiendo i polmoni e mettendo in tensione il diaframma, in modo regolare, impiegandoci un tot di secondi (di solito si inizia con 10 secondi). Piccola apnea e poi si espira facendo in modo di impiegare per lo svuotamento degli stessi lo stesso tempo (10 secondi quindi).
Con il tempo cercate di allungare il periodo di inspirazione ed espirazione.
Fondamentale la regolarità e la costanza dell’inspirazione e dell’espirazione!
Le seguenti esercitazioni invece mi sono state consigliate da Marco “cigno” del forum di Canto, cantante egli stesso. Ne approfitto per ringraziarlo per lo stimolo e per la riflessione che poi ha fatto nascere questo piccolo post e quindi per la redazione degli esercizi stessi. Copio e incollo pari pari dal suo messaggio privato perché meglio di così non si potrebbero scrivere:
1) - respirazione bassa, anticipo una leggera contrattura della parete addominale sotto ombelicale ed effettuo di seguito le tre consonanti ssssssssfffffffffshhhhhhhhh (il tutto dura circa 10 sec: le prime due vocali le "spingo" con la parete addominale bassa, la shhhh la appoggio sui reni "schiacciando" la cintura);
2) - con la stessa respirazione effettuo con diverse combinazioni degli staccati sulle stesse consonanti (s-s-s-f-f-f-sh-sh-sh) rilassando ad ogni colpo gli addominali e rimanendo col diaframma basso...
3) - stesso giochetto ma con portati: sss (rilasso) ffff (rilasso) shhhh;nota bene, rilasso gli addominali ma senza riprendere fiato.
4) - altro esercizio che aiuta a mio avviso a prendere coscienza e' il movimento degli addominali trattenendo il respiro: respiro basso, metto in tensione gli addominali ed effettuo tutti i movimenti dei primi tre esercizi ma trattenendo il respiro.
5) - esercizi di accordo fono-respiratorio: respiro basso, metto in leggera tensione la parete e poi: sssssssffffffffNNNNNNN (la N puo' essere anche una M, risultera' quindi un muto da compiere sulla nota fondamentale del parlato).
6) - presa confidenza, si proveranno a mettere (sempre sul fiato) le vocali principali Iiiieeeeaaaaaoooouuu (non complicherei con le vocali aperte/chiuse...) magari precedute da NNNNN o SSSSS.Si avra' cura di "infilarle" una dentro l'altra nella stessa posizione focale...
ma qui siamo già all’emissione della nota, che parte dall’appoggio, ma approda ad altro.
Questa insomma è un'altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta. (cit.)














