• VOCE ELENCO
  • VOCE ELENCO
  • VOCE ELENCO
  • VOCE ELENCO
  • VOCE ELENCO
  • VOCE ELENCO
  • Benvenuti!


    Me, myself and I

    Musicologo, arrangiatore e tenore lirico apprezzato soprattutto in ambito liederistico e antico. Intraprende gli studi di canto sotto la guida di Giovanni Guerini dopo la vittoria ottenuta nell’ultima edizione del concorso nazionale "Festagiovani" nel 1998. Si avvia fin da subito al solismo dedicandosi parallelamente allo studio teorico della vocalità antica e delle sue prassi esecutive. Predilige repertori madrigalistici e sacri, nonchè il repertorio liederistico e della canzone americana d'autore. Con un passato da singer a fianco di importanti band della provincia di Bergamo, collabora da più di 10 anni con una band professionista di progressive rock (Minstrel) nella doppia veste di cantante e compositore. Con questa formazione
    continua a leggere...

    • Contattami
    • Il mio profilo
    • Linkami
    • Iscriviti a questo blog

    Licence Creative Commons

    Utilizzo la licenza CC di Attribuzione - Non commerciabile

    Hai intenzione di utilizzare in tutto o in parte il mio lavoro di analisi? Hai riscontrato imprecisioni o concetti poco chiari? Ritieni doveroso un approfondimento? COMMENTATE pure QUANTO VOLETE, utilizzando l'omonimo strumento che offre il blog: chiaritemi quello che non va, quello che cambiereste, quello che invece funziona.

    Per richieste di collaborazione o comunque poco inerenti ai post presenti nel blog non abbiate timori e contattatemi alla e-mail privata a questo indirizzo (senza spazi) mauro @ minstrel . it

    Talking about me

    Io e Wikipedia
    Io e l'Ateneo Musicale di Bergamo
    Io e i Minstrel
    Io e Prog Archive
    Io e Teatro Minimo
    Io e Umberto Gamba
    Io e Scrivi.com
    Io e Myspace.com
    Io e Flickr.com

    Discografia

    Minstrel New Life (1998)
    Minstrel Faust (2000)
    Osvaldo Ardenghi Brevemente (2004)
    Teatro Minimo L'usignolo e l'imperatore (2005)
    Minstrel Ahab (promo 2005)
    Low Profile Cola (2005)
    Canto Antiquo Live in Villa di Serio (2006)

    Ottava arte

    My photo on Flickr

    This is a Flickr badge showing public photos from mauroghilardini. Make your own badge here.

    Alessandria

    Looking, Listening, reading

    Sto ascoltando
    C'è poco da fare. In questi giorni sto ascoltando le registrazioni di Ahab dei Minstrel!

    Ho visto
    CA PO LA VO RO!
    Le Fils
    J. & L. Dardenne

    Straordinario!


    Disclaimer


    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

    Leggi le note legali
    tasto destro+save as...



    Analisi musicale, studio sul canto umano, prassi musicale dall'Opera al Metal ed altre amenità pseudo-artistiche...


    Home » demian
    Tag correlati: musica rock e metal, studio del canto, mp3 ed esempi musicali, rob halford, recensioni musicali, musica 1900 2005, attualità, geoff tate, statistiche e sondaggi, curriculum, miscellanea musicale
    Invertendo i fattori...
    lunedì, 15 gennaio 2007
    ...IL RISULTATO NON CAMBIA.

    In questo periodo sono subissato di pensieri, parole, images and words che potrebbero riempire benissimo parecchi posts.
    Ma il risultato non cambia... tks. Quando non succede nulla, non scrivo nulla. Quando "ricevo" di tutto, non scrivo nulla.
    Bel risultato.
    Ma vorrei comunque fare un punto con voi, magari mi suggerite su quale argomento soffermarmi di più per poterne scrivere qualcosina di buono. No, scriverne qualcosina e basta.

    Rubini, IL tenore. Beppe Demian (Res Rei, sempre lui), nativo e abitante in Romano di Lombardia, ha scoperto da pochissimo che il tenore "Gioan Batista" Rubini nato nel suo paese, maestro del belcanto ottocentesco e prediletto da Bellini, non era l'ultimo arrivato in fatto di emissione vocale e mi ha passato due tomi (di sole 600 pagine l'uno) nei quali vengono narrate le gesta, gli amori e l'arme di questo uomo che ha dato molto all'arte del canto lirico italiano.
    Pro: ricomincerei a scrivere di lirica che manca dal blog da un bel pò (e anche dalla mia vita da qualche tempo, a dire il vero...)
    Contro: le 1.200 pagine sopra citate, il mio poco entusiasmo per l'opera italiana ottocentesca e la paura di ripetere il già detto.

    Van der Graaf Generator. Sempre Demian mi passa un album dei Van der Graaf con l'imperativo: "ascoltati il cantante e scrivine!". Peter Hanmill dunque. Innegabilmente dotato, incredibilmente bravo nella composizione progressive e particolare nel porgere la voce, il signore meriterebbe davvero una "scheda d'analisi vocale".
    Pro: è un cantante che oggi è poco conosciuto ed è giusto scriverne qualcosa al riguardo
    Contro: un album su 18 è forse un pò poco per farsi un idea abbastanza precisa del suo canto...

    Mr. Doctor. Fare la recensione, anzi tessere le lodi, anzi sperticarsi in elogi, anzi fare inchini continui di fronte a quel capolavoro di prog opera conteporanea che risponde al nome di "Dies Irae", uscito oramai da qualche anno sotto il nome del gruppo da culto Devil Doll. L'orchestra è trattata in maniera egregia, la tonalità non è mai messa in discussione e i temi melodici sono semplicissimi, ma mai semplicistici. Inserti solistici di gran classe, atmosfera da vendere, un soprano che fa uno sprechesang da spavento e naturalmente Mr. Doctor: un artista semplicemente inquietante!
    Pro: è un album ricchissimo, sul quale fare disertazioni di ogni sorta. Dal trattamento dell'orchestra al canto-parlato di Schonbergiana memoria e via dicendo.
    Contro: poiché è un album ricchissimo, sul quale fare disertazioni di ogni sorta. Dal trattamento dell'orchestra al canto-parlato di Schonbergiana memoria e via dicendo, serve un mucchio di tempo!

    ... mi sto accorgendo ora che anche il mio interessamento ai Devil Doll deriva da Beppe Demian. Forse tutto sarebbe risolto non frequentandolo più!
    Bah, troppo facile, troppo facile...
    Ma non è tutto!

    ENPALS: dal 1° gennaio coloro che hanno un altro ente previdenziale, non guadagnano con la musica più di 5.000 euro all'anno e dunque suonano per hobby (spesso, mooolto spesso benissimo!) non sono più obbligati a chiedere l'agibilità ENPALS per ogni concerto, concertino, evento, gig, act o live che dir si voglia. Finalmente!
    Ehi! A dire il vero c'è poco da scrivere di questo argomento perchè credo siamo tutti d'accordo che era una emerita caxxata!
    Quindi sul discorso Enpals ho già fatto il post! Anzi, lo concludo meglio linkandovi la dichiarazione di esonero (tasto destro + save as...) che può redarre il musicista interessato!
    Good music!!!


    Insomma... voi che dite? Cosa approfondiamo?
    A presto e grazie!
    minstrel gif per commenti commenti (3) | - Permalink
    In --- > recensioni musicali, attualità, musica rock e metal, musica 1900 2005, statistiche e sondaggi, demian
    Aggiungi questo link su:
    • Cita il post nel tuo blog
    • Segnala il post
    • Aggiungi su del.icio.us
    • Aggiungi su digg.com
    • Aggiungi su Google
    • Aggiungi su Yahoo
    • Aggiungi su Technorati
    • Aggiungi su Badzu
    Kate Bush - Aerial
    venerdì, 17 febbraio 2006

    QUEL BENEDETTO MAL DI TESTA...

    Ricevo questa riflessione da Demian, partorita in un momento di sconforto fisico e di prova psicologica precedente un esame di giornalismo. Domando se posso in primis ascoltare questo album, che pare tanto miracoloso, ed in seconda battuta se è possibile la pubblicazione di queste "visioni musicali" sul blog.
    "Si" e "Si" sono state le risposte.
    Pertanto auguro a voi buona lettura, e a me buon ascolto!

    la splendida cover dell'albumStamattina mi sono alzato con un mal di testa assurdo. Mi capita raramente di aver mal di testa, sarà perché sono un po’ stolto, ma quando mi viene è violento; facendo colazione è subentrata pure la nausea, che gran puttana. Sono tornato a letto per un’oretta, fino alle 9, ma la situazione non migliorava, così mi son detto "ma si ma vaffanculo", mi sono rialzato e ho preso una boccata d’aria sul balcone (la semi- campagna romanese me lo permette ancora), poi ho preso in mano i libri, ma era come se gli occhi mi cadessero fuori dalla testa. Brutta sensazione.
    Movendomi clautrofobicamente per la mia stanza, apro i cassetti, mi fascio con la sciarpa, comincio a cercare qualcosa che mi possa allietare, qualsiasi cosa non siano pillole data la nausea puttana, un casco supersonico, un' astronave, una ghigliottina, un cappio, il vuoto; qualsiasi cosa basta che mi passi… quando tutto ad un tratto mi sento sollevare dal pensiero improvviso di Kate Bush e il suo ultimo lavoro Aerial, che per la verità possiedo da qualche mese, ma non l’ho mai ascoltato con l’attenzione che merita.
    Mi siedo più comodo che posso, con il libro tra le mani (si sa mai che qualche paginetta per sbaglio riesca a leggerla) e comincio ad Ascoltare. Mi sento da subito un po’ meglio, e piano piano ho la stupenda sensazione di poter lasciare la mia condizione di miseria.

    E’ questo un album incredibile, improbabile, completamente scollegato dalla realtà, dalla quotidianità, appoggiato con delicatezza su una voce che pare appartenere a mille epoche fa. La riconferma: ogni volta che ascolto Kate Bush ho come la sensazione che lei rappresenti tutto ciò che vorrei avere vicino, che vorrei avere attorno a me, è come se sia tutto ciò che cerco e non trovo mai, è la mia idea platonica della Bellezza, un entità in una voce ultraterrena.
    La Strega di quei castelli lontanissimi, che viene con l’aurora, vestita di rugiada, a portarmi il suo abbraccio etereo, circondata dalla leggerezza e dai fiori dei colori più tenui, sottili e trasparenti, galleggianti nella sua fioca e delicata luce sonora. Niente da chiedermi, niente da prendere. Senza inganni e maschere… niente contesti o ricercate filosofie, solo Lei e la sua Irrealtà.
    Tanto per tornare sulla terra, non credo sia possibile ritrovare nel panorama mondiale, un'Artista autentica e completamente al di sopra, completamente al di fuori, di tutto ciò che posso toccare, come lo è la dolce Kate.

    KateAerial è un album che istaura un filo diretto, unico, individuale ed irripetibile tra l’artista e il suo ascoltatore, passando dalla immensa Profondità. Hai come la sensazione che la voce faccia esattamente quello che vuoi tu, che assuma tutte le sembianze che le vuoi attribuire, che faccia esattamente tutto ciò di cui ti sembra di aver bisogno in quel singolo istante, nota dopo nota, canta esattamente dove e come deve cantare, e quando per un attimo si dissolve… rimani come sordo, aspettando il suo ritorno, aspettando che ti riavvolga, aspettando la sua presenza, la sua vicinanza, la sua Pace. Non cambierei un solo secondo di tutta questa luce sonora, è la musica di ognuno dei nostri Noi Stessi, la Colonna Sonora della nostra Sensibilità.

    Quando ho dovuto spegnere per scendere a pranzare, ho sentito, nel cambiamento d’ambiente e di suono, come una sensazione di inadeguatezza del mio Io con il resto dello spazio, piccola apprensione o non voglia di relazionarmi, seppur in minima parte, con mia madre e mio padre, che già si trovavano a tavola. E quando mia mamma mi ha chiesto "ti è passato un po’?" ho come sentito venir da dentro un " Ma cosa poi? .. come se mi interessasse questa piccola parte di me stesso che è la testa e la sua emicrania".

    Ecco… quando ti stacchi dal suo incorporeo abbraccio e, a seconda della propria "condizione reale", "torni a galla", oppure"riaffondi", senti come l’irrequietezza del non voler sapere che cosa ha fatto il mondo, mentre tu stavi stringendo l’abbraccio della Strega, l’abbraccio del Tutto e del Niente… di Niente di Tutto il "non voglio". Non lo definirei questo un viaggio, mi pare una parola di cui si abusa troppo spesso. E' il Perdersi... per Aprirsi e Ritrovarsi, oppure… se preferite, l’ abbandonarsi per sempre.

    Ecco… se la musica è il giardino del Piacere, dell’ attrazione e della Bellezza inspiegabili, questo ne è uno dei fiori più belli al mondo.
    Aerial è un opera "medicale" (mi ha fatto passare il mal di testa), è l’Amore sotto forma di voce, incantevoli chitarre e pianoforti, è lo Spazio dell’Esclusività di noi stessi, se ce l'abbiamo ovviamente.
    Pochi fortunati infatti credo potranno godere a fondo di tutta questa divinità, ma io mi sento oggi, più fiero della mia sensibilità, più "preposto ad affrontare le mie paure", oppure, molto più semplicemente, più Sereno.

    Missione compiuta! piccola Kate.
    Ascoltatelo!

    Demian

    minstrel gif per commenti commenti (11) | - Permalink
    In --- > recensioni musicali, miscellanea musicale, demian
    Aggiungi questo link su:
    • Cita il post nel tuo blog
    • Segnala il post
    • Aggiungi su del.icio.us
    • Aggiungi su digg.com
    • Aggiungi su Google
    • Aggiungi su Yahoo
    • Aggiungi su Technorati
    • Aggiungi su Badzu
    Rob Halford - Scheda biografica e tecnica - II° parte
    giovedì, 05 gennaio 2006
    Chiedendo perdono all'autore del pezzo per l'attesa spasmodica, pubblico finalmente, con brevi miei commenti, la seconda parte della lunga e dettagliata scheda tecnica dedicata a Rob Halford. Nuovi mp3 al riguardo li trovate naturalmente sulla Radio Blog. Buona lettura! 
     
    LEGENDA
    Demian
    Mauro
     
    CAPITOLO SECONDO :“METAL RULES THE LAND!”
    Il successo planetario,  la mobilitazione delle masse, lo “screaming” il chiodo e le borchie.
     
    “Sin After Sin” è il terzo Priest album , registrato nel 77 per la CBS con la produzione di Roger Glover (il bassista dei Deep Purple per chi non ha dimestichezza con i nomi).
    Il tour di Sin After Sin fu il primo negli States.
    La svolta stilistica fu abbastanza netta: ritmiche sostenute (alle pelli il giovane Mr. Simon Phillips, non certo l’ultimo degli stronzi), riff rabbiosi spezzati dai frequenti assoli eseguiti alternativamente o armonizzati. Ovviamente un bell’album, anche se non tra i miei preferiti, che impose definitivamente lo stile “Priest” come fondamento vitale della nuova musica “heavy”, dalla quale prese il via qualche anno più tardi, il movimento della NWOBHM (new wave of british heavy metal) di Iron Maiden , Saxon, Diamond Head e di tutta quella gentaglia lì.
    Dal punto di vista vocale il cambiamento fu ancora più netto: vennero abbandonati (in parte) certi “azzardi” interpretativi (che rimasero seppur velati nelle ballad) a favore di una esecuzione molto più “dura”, “disinibita” e “criminale”, propriamente rock.
    Ascoltando quest’album pare che Rob, essendo molto più padrone che in passato delle proprie capacità e certo del proprio carisma, riesca ad esprimersi con molta più determinazione ed efficacia, senza la necessità di “strafare” per attirare l’attenzione di un pubblico che ormai lo conosce e lo apprezza. Ecco che la voce non ha più come principale valvola di sfogo (perdonate la metafora idraulica) gli iper acuti dei precedenti album, ma diviene sempre meno ridondante e sempre più brusca e diretta, sempre meno di “stile aulico” e sempre più personale.    
    Da parte mia, però, ritengo che dietro questo approccio più fucking rock, oltre ad una precisa scelta stilistica ci sia stato lo zampino di un raffreddore bastardo, che lo accompagnò per tutto il periodo delle registrazioni. Grazie ad una rara sconfinata imbecillità della quale sono stimato ambasciatore, mi sono sempre divertito ad immaginarmi il Robby, sciarpettina di lana, nel suo ormai non più buco studio… pigna di fazzoletti da una parte, stavolata di jack daniel’s dall’altra; dietro al vetro della cabina mix la band e Glover a fabbricare spinellazzi mai visti : <<Ok sir, I need to sing it again…>> <<but it was cool!! Com’on Rob! Shout>>
    La copertina di "Sin after Sin" - click to enlargeMolto semplicemente e senza nessun raffinato approfondimento pseudo-saggistico-paraculo, ecco spiegati gli acuti “sporchi” e “ruvidi” di “Sinner” o “Starbreaker”, contrapposti a quelli (sempre in gola intendiamoci) di “Call for the priest”, più in vecchio stile.  
    Questo “sporcare forzatamente la voce” potrebbe lasciare perplessi, beh… possiamo discuterne, ma allo stesso tempo non possiamo trascurare l’effetto delle graffianti ascese di “Sinner”, la verve passionale di “Here come the tears” (seconda parte) e l’incedere magnetico delle voci di “Dissident Aggressor”.
    Ho massimo rispetto per tutte le eventuali critiche tecniche (ci stanno via), ma qui, finalmente, abbiamo la possibilità di svincolarci dalla posizione di ascoltare passivo elevandoci psicologicamente su di un nuovo livello cognitivo, praticamente sul fottuto tavolo dello stupido salotto borghese di casa, ed intonare o stonare a seconda delle nostre possibilità: <<Saaaacrifice to vice or die! by the hand of the Sinnar! (con l’eco “innar/nnar/ar!) Sinnar!…. Sinnaaaaaroooooh!>>. Dall’alto si ha sempre una prospettiva migliore. Fra tutte le considerazioni di errori tecnici che si potrebbero fare (ma non si vogliono fare!) mi sembra piuttosto interessante, nel punto indicato da Demian, notare la differenza fra la nota acuta tenuta con la A e quella tramutata in O, con un gioco vocale in cui conta più l’esperienza che la tecnica. Ci sarà oramai chiaro che gli acuti di Halford sono, fin dagli inizi della carriera, tenuti grazie ad un buon uso naturale del falsetto. La naturalità dell’impostazione favorisce certo la possibilità di cantare discretamente e subito, ma ha il difetto che non contempla tutte le possibilità che la lingua d’utilizzo pretende. Per questo il nostro Halford si trova a suo agio con note che superano il Mi3 e con vocali come la O, di loro natura corpose e rotonde, o la I e la E che, in futuro, usciranno perché “schiacciate” sul palato. Le A di Sinner infatti, ascoltatele, sono davvero troppo chiuse, a metà strada, non completamente passate al registro di falsetto.
    Appena però Rob accenna ad una intervocalizzazione verso la O tutto si aggiusta e il suono diviene più chiaro e nel contempo più potente. Impostazione naturale: brutta bestia se non la si prende nel verso giusto…
    RADIO BLOG: N. 26 - EXITER A CONFRONTO (JUDAS PRIEST)
    Tornando al disco: così al modico prezzo di “10 euro la botta” (i remaster costano dai 10 ai 12 Euro) lor signor e signore si assicurino, lo raccomando, la possibilità di assistere “all’entrata in scena della Voce” della quale sproloquiavo nel primo capitolo, chiuso il discorso.
    “Dissident Aggressor”, l’ultimo stupefacente e tellurico momento di Sin After Sin, apre le strade al successivo album “Stained Class”, 1978, tra i migliori della discografia Priestiana. 
     
    “Stained Class” è un disco da ascoltare tutto di un fiato, contenente 9 tracce (11 nel remaster: una inedita e una live).
    E’ forse l’unico lavoro dei Judas Priest che non saprei come definire decentemente (il mio italiano è purtroppo povero di termini ragionevoli). E’ un album strano, dai contenuti tetri ed evocativi, incentrato sul tema della morte.
    Anche la voce si pone spesso in maniera che fatico a comprendere: stilisticamente credo ci sia stata una “mediazione” più o meno sensata tra l’approccio acuto e teatrale di Sad Wings e quello più immediato e “irascibile” di Sin after Sin (in un anno gli sarà pure passato sto raffreddore); questo più ampio margine di possibilità interpretative, però, forse non ha portato ai risultati sperati. Mi spiego: ci sono pezzi clamorosi “Exiter”, “Beyond the realms of death”, “Better by you better than me”, “Heroes end” con linee vocali che ottimamente si adattano alla musica (o forse dovremmo dire che è la band ad adattarsi a Rob), cambi di registro frequenti che creano momenti interessanti (heavy metallicamente parlando), altri pezzi invece sono cantati in modo certamente discutibile: “Saint in hell”, inizio di “Savage” (sempre metallicamnete parlando). La stessa e stupenda Exiter presenta punti “incerti”, il più evidente nel crescendo finale.
    Non sono d’accordo con chi dice che Stained Class sia un album ben cantato, almeno non completamente: credo ci siano troppe parti “eccessivamente acute” che tendono a distogliere l’attenzione sui momenti più bassi e magari di maggior spessore. Sto parlando quindi di un difetto a monte, a livello compositivo, causa di diverse forzature o “stranezze” esecutive. E’ interessante a riguardo ascoltare la “revisione vocale” che diversi pezzi (tra i quali la title track) hanno avuto nel corso dei tours.
    Ho unito i due finali proprio per comprendere l’abisso che esiste fra le due voci! La prima ha le E di STAAAND non ancora “schiacciate” sul palato (e questo crea quella fastidiosa sensazione di voce stridula sull’ultimo acuto!) e finale con una A apertissima e intervocalizzata che crea una sensazione di disagio. Assolutamente un brutto ascolto.
    Nulla a che vedere con la tecnica e soprattutto l’esperienza che esce nel finale di Exciter presa dal live “Unleashed…”: E più schiacciate (quasi E/I nei punti più acuti) e il finale puntato dritto su una O intervocalizzata, molto più comoda, molto più rotonda. C’è un piccolo punto in cui la voce casca, ma è nulla in confronto a cosa esce. Un vero abisso! Riascoltatele!
    RADIO BLOG: N. 27 - SINNER (JUDAS PRIEST)
    Inoltre nemmeno credo di buon gusto la scelta di doppiare artificialmente la voce nelle parti alte, anzi(!), tanto per ribadire la mia propensione verso un modo schietto e sincero di rapportarsi nella vita, affermo che solo un fonico completamente deficiente possa mixare la voce in quel modo odioso! Per dio sta cantando Rob Halford, mica Ozzy! (dico Ozzy perché da Sabbath Bloody Sabbath in poi ha sempre avuto come sostegno voce quel combinato stupido di “pitch” ed “echi ravvicinati”, se aggiungete alla ricetta del riverbero con poco feedback otterrete l’ottantiano iper-pattone “effetto doccia”).
    Resta comunque da tramandare, da generazione in generazione, l’ottima prova nelle canzoni citate, che migliora notevolmente nel corso dei live (diversamente che con altri cantanti è più facile apprezzare Rob nelle registrazioni tratte dai live rispetto a quelle in studio).
    Discorso a parte andrebbe fatto per quel gioiello irripetibile di “Beyond the Realms of Death”, una tra le migliori ballad della storia del rock.
    ….Santo spinello! …..Una canzone avanti 10 anni…. come una gigantesca ed incredibile onda venne a spazzar via tutti i dubbi sulle capacità di quei 5 metallari di Birmingham.
    Menti sublimi a loro modo, caotici alchimisti calzati di pelle scura che si facevano portatori di un linguaggio esplosivo in mi minore, strafatti di chitarre strafatte, “sbottati” da una voce assurda, necessariamente vertiginosa, incoercibile ed estrema.   
    Da ricordare per dover di cronaca che nel 1988 (10 anni dopo)“Better by you better than me” (pure essendo una cover degli Spooky Tooth) causò ai Priest un processo per istigazione al suicidio dopo la violenta morte di due giovani del Nevada, che si spararono fuori da una chiesa. Il pezzo fu incriminato perché contenente un ipotetico messaggio subliminale “Do it, do it!”. 
    Furono assolti. 
     
    Ma veniamo al culmine della faccenda: mobilitazione delle masse, chiodo e borchie!!
     “Killing Machine” (“Hell Bent For Leather” per il mercato americano) seguito dall’uscita del live act “Unleashed in the East” è l’album dell’intamarramento. La band si presenta con un inedito look che diverrà quello di ogni metallaro che si rispetti: pelle e cuoio dalla testa ai piedi, cinture e bracciali borchiati. (non erano ridicoli come i Manowar però).
    Rob è ormai leader incontrastato ed emblema della musica Heavy: voce irraggiungibile, carisma incontenibile, chiodo e Harley Davidson.
    Killing Machine cerca di avvicinarsi ai gusti del mercato americano: canzoni dirette costituite da riff semplici, assoli contenuti, voce che tende a non insistere più sulle note acute.
    Resta comunque un ottimo disco con buone linee vocali in tutte le canzoni. Sono felice di poter constatare la presenza di diversi pezzi che potremmo inserire nel laboratorio alfordi, una su tutte la stravagante “Evil Fantasies”. In questa canzone pare che Halford si sia letteralmente divertito a sconfinare oltre il consueto e cercare, contemporaneamente, di raggiungere un cantato spinto davvero imprevedibile. Falsetti, stridii, note aperte, chiuse, gutturali. Gioca e si diverte, ma si sente che sta provando a strafare, non a interpretare la canzone per motivi ad essa legati. Ma questa canzon- “laboratorio, proprio come la chiama Demian, mi pare di fondamentale importanza; non fosse altro per l’impatto anticipatore di un canto “sfregiato” e sfregiante che diverrà poi imposto sul mercato metal da quell’immenso ammasso di muscoli che si chiama Eric Adams, portavoce dei Manowar.
    RADIO BLOG: N. 28 - EVIL FANTASIES (JUDAS PRIEST)
     

    Lo scream, il chiodo, le borchie: Unleashed in the East!!!

    “Unleashed in the East”, è l’album definitivo che chiude la prima parte della carriera dei Priest. Personalmente mi permetto di consigliarlo a chiunque voglia apprendere il verbo Priestiano con un solo disco. La bibbia di Giuda.
    E’ energico, caotico, irruente, senza pause, una volta che lo hai messo su… muahahah sei spacciato!
    Alcune maldicenze ribattezzandolo “Unleashed in the studio” narrano che durante il tour asiatico il metal god perse quasi completamente la voce.
    Che il suono risulti “pompato” rispetto ai normali standar live è cosa innegabile, che alcuni massicci effetti furono spudoratamente aggiunti in cabina mix pure, è però indiscutibile che la prova vocale sia stupefacente, talmente al di sopra delle righe che se è vero che Rob perse la voce durante quegli show, allora la perse a fin di bene.
    Da notare come riesca ad esprimersi su altezze “immorali”, come possa miscelare classe e collera in ogni singola strofa, agilità e passione per tutta la durata dell’esibizione.
    Vorrei porre l’attenzione sulla disarmante agilità nella dizione, sulle interpretazioni rivedute di Victim of Change e The Ripper, i picchi improvvisi di Rock Forever ( “I can't stop talkin' about...ROOOOCK”), Exciter (con il crescendo finale sistemato) e Green Manalishi (sempre il finale), “The Sinner” è da suicidio, Diamond and Rust commuovente, Hell bent for Leather magniloquente (anche se rispetto al resto è la canzone “commerciale”, è un po’ l’inno ignorante del metallaro medio, nel senso buono del termine).
    RADIO BLOG: N. 29 - FINALI LIVE A CONFRONTO (JUDAS PRIEST) 
    Insomma perché tirarla alla lunga, scusate il tono da prima media: a me sto disco fa “sbroccare”, ovviamente moltissimi cantanti rock lo presero come esempio assoluto.  
    “All right yeh! There’re twenty thousand heavy metal maniacs here tonight! We are ready yeh… the Priest is back!”.
    Anni storici quelli… che Voce, per Dio!
    minstrel gif per commenti commenti (48) | - Permalink
    In --- > musica rock e metal, studio del canto, mp3 ed esempi musicali, rob halford, demian
    Aggiungi questo link su:
    • Cita il post nel tuo blog
    • Segnala il post
    • Aggiungi su del.icio.us
    • Aggiungi su digg.com
    • Aggiungi su Google
    • Aggiungi su Yahoo
    • Aggiungi su Technorati
    • Aggiungi su Badzu
    Demian - Curriculum
    martedì, 03 gennaio 2006

    IL CANTORE DI UN VIAGGIO

    Nuovo giorno, nuovo curriculum. Spontaneo, diretto, rock'n'roll come nella consuetudine di Demian: autore di ricche schede biografiche e tecniche dedicate ai cantanti metal che C.C. ospita.

    La scelta del nome "Demian" è da riferirsi all’opera di una mente sublime, Herman Hesse, 22 anni fa invece, i miei genitori preferirono il tradizionale Giuseppe.
    Devo a mio fratello la mia passione per la musica, che spesso sfocia nella psicosi più incurabile e pericolosa. Il destino volle che la mia infanzia coincidesse con la sua agitata adolescenza, fu così che fin da piccolissimo fui educato con le note dei Doors, dei Pink Floyd, dei Deep Purple, dei Guns, e dei "nostri" Litfiba, per la gioia di mamma e papà. A soli 4 anni gettai tra fiamme del camino una cassetta dei Duran Duran, pochi mesi più tardi mi rifiutai di cantare in chiesa la mia parte solista al concerto di Natale, sempre per la gioia di mamma e papà; mi faceva male la pancia, quello fu il primo Segno.
    Sinceramente non saprei se il mio cervello si sia fritto già in quell’incantato periodo dell’infanzia, resta il fatto che è sempre l’uomo la principale causa dei propri mali: il viaggio fatale lo feci di mia spontanea volontà all’età di 15 anni, quando ascoltai per la prima volta Black Sabbath, dall’album Black Sabbath, dei Black Sabbath. Fu il secondo Segno, un viaggio che dura ancora oggi.
    Più tardi, fui travolto dall’ondata progressive, così decisi nel settembre del 2003 di rispondere ad un pezzo di carta sul quale c’era scritto "gruppo hard-prog cerca cantante", quello a quanto pare era il terzo Segno, così mi presentai presso il giardino dei Res Rei e cominciò la mia fantastica avventura.

    Si ,anche io ho venduto la mia anima per il Rock and Roll.

    minstrel gif per commenti commenti (7) | - Permalink
    In --- > curriculum, demian
    Aggiungi questo link su:
    • Cita il post nel tuo blog
    • Segnala il post
    • Aggiungi su del.icio.us
    • Aggiungi su digg.com
    • Aggiungi su Google
    • Aggiungi su Yahoo
    • Aggiungi su Technorati
    • Aggiungi su Badzu
    Rob Halford - Scheda biografica e tecnica - I° parte
    lunedì, 21 novembre 2005

    ROBERT HALFORD
    (Judas Priest)

    The Metal God

    Rob in concerto

    INTROITO DOVEROSO
    Eccoci finalmente alla prima parte della scheda biografica che Demian ed io intendiamo dedicare a Rob Halford. Come già in precedenza scritto la scheda sarà particolareggiata e molto particolare. Puntata a far riflettere ridendo, pubblicata da una persona che conosce poco del cantante in questione, ma scritta da un appassionato fervido e ironico, vuole analizzare i pregi e i difetti di una delle più grandi voci del panorama metal mondiale. Ci saranno imprecisioni, errori e presunte "offese" agli estimatori più intransigenti. Chiediamo venia e comprensione. Gli mp3 sono stati scelti dal sottoscritto in base a quanto scritto da Demian nel corso della sua relazione. Eventuali disattenzioni e carenza di contenuti nella selezione sono totalmente imputabili a me.
    Le future tre digressioni che concluderanno la scheda avranno per titolo:

    CAPITOLO SECONDO :“METAL RULES THE LAND!”
    Il successo planetario,  la mobilitazione delle masse, lo “screaming”, il chiodo e le borchie.

    CAPITOLO TERZO: “DEFENDER OF THE FAITH!”
    Il massimo splendore, la caduta, Painkiller.

    CAPITOLO QUARTO: “JUDAS IS RISING!”
    La reunion, fino all’ultimo scream
    .

    Together we wait... per ora buona lettura!

    LEGENDA:
    Demian
    Mauro

    Discografia

    ANNO 

    ALBUM

    Valutazione da * a * * * * *

    1974 

    Rocka Rolla

    * * *

    1976

    Sad Wings of Destiny

    Must!

    1977

    Sin After Sin

    * * * *

    1978

    Stained Class

    * * * * *

    1979

    Hell Bent for Leather/ Killing Machine

    * * * *

    1979

    Unleashed in the East (live)

    Must!

    1980

    British Steal

    * * * * *

    1981

    Point of Entry

    * * *

    1982

    Screaming for Vengeance

    Must!

    1984

    Defender of the Faith

    * * * *

    1986

    Turbo

    * *

    1987

    Priest Live! (live)

    * * *

    1988

    Ram it Down

    *

    1990

    Painkiller

    Must!

    2005

    Angel of Retribution

    * * * *

    Solista (tutti senza voto, e chi ne ha mai comprato uno?) io si quindi voto!

    2000

    Resurrection

    **

    2001

    Live Insurrection

    s.v.

    2002

    Crucible

    s.v.

    Ha inoltre registrato altri 3 album: 2 con i Fight, “Mutation” nel 1994 e  “A small deadly space” nel 1995 (che non è niente male da quanto ricordo; contiene anche "In a World of My Own Making", bella ballad con un Halford che ripristina un modo elegante di porgere la voce...), ed 1 con i Two dal “curioso” titolo Voyeurs.

    Influenze maggiori
    Giuda Iscariota, Ozzy Osbourne, Ian Gillian, Papa Giovanni Paolo II (questa la capiranno in due).

    Successori 
    E’ il papà di tutti i “cantanti metal”.

    Chi è?
    Rob Halford è il Dio del Metallo.
    “Evening star I can see the light
    Evening star guiding me so bright”
    Disceso dal Cielo si è fatto uomo (o quasi) a Birmingham, il 25 agosto del 1951.
    Le Metal Scritture non chiariscono le circostanze della venuta al mondo; pare comunque che il primo vagito stordì Re Magi e pecorelle, istintivamente i pastori reagirono in coro con mani alzate in un inedito gesto con dito indice e mignolo, la mamma di Rob rispose esaltata: <<all right yeh! You wanna rock!? you’ll get it!!!”.
    La leggenda ha inizio nel 1973 quando, dopo aver militato nella band Hiroshima,  entra a far parte della neonata hard-rock band  Judas Priest, con i quali registrerà 13 album, molti dei quali fondamentali per la storia dell’heavy Sound e dell’ heavy-life-style.
    L’ultimo capitolo della storia dei Priest risale a pochi mesi fa ed è intitolato  “Angel of Retribution”

    CAPITOLO PRIMO: “One for the road!”
    La discesa sulla Terra e le prime Rivelazioni.

    Probabilmente molti tra voi non sapranno che la prima testimonianza storica, registrata su nastro, della discesa di Dio sul pianeta risale al 1974, ed è raccolta nell’album Rocka Rolla.
    Ed ora che lo sapete solo perché ve l’ho detto io pentitevi! reprobi e miscredenti che non siete altro! Ed andate a procurarvi il disco!
    Grezzo Hard Rock post- Zeppeliniano proto-Sabbath:  ci sono idée e Riff, manca il Suono.
     I nostri faticheranno non poco ad ottenere la Formula del Suono, riservata al tempo a pochi eletti sacerdoti del nuovo credo, lungi dal divulgarla.
    Fu così che le prime interazioni chitarristiche passarono quasi inavvertite, come una bomba inesplosa. Fu così che hard rock, blues e psichedelica, dark and epic sound furono una fusione non ancora esplosiva.
    Contenuta a stenti dalla pochezza della registrazione è la voce di Rob:  spigolosa e  graffiante, diseducata come da miglior tradizione rock, non ancora “vertiginosa” e innovativa.
    Sorvoliamo su primi 2 divertenti pezzi dell’album (“one for the road”, “rocka rolla”), la mini-suite invernale  “Winter-Deep Freeze-Winter Retreat-Cheater” contiene molto di quello che i Judas erano allora: ispirati dalle atmosfere doom e dai riff dei Sabbath, vogliosi di fare emergere nuove soluzioni chitarristiche, voce particolare, seppure ancora alla ricerca della propria strada ed influenzata dall’approccio oscuro del primo Ozzy Osbourne e dal falsetto di Ian Gillan.
    “L’attacco al Potere” è dichiarato nella seminale e malinconica ballata  “Run of the Mill” (traccia 8), una sorta di acerba “Child in Time”.
    Concedetemi un breve sproloquio: il gran finale è la prima vera espressione di Rob Halford:
    l’entrata in scena della Voce, il desiderio come metonimia, la distruzione della sublimazione come tentativo di evirazione della Cosa (che èh?),  la prima anche se incompleta rivelazione su uno dei futuri possibili del Canto Rock:

    “Now with the aid of your new walking stick
    You hobble along through society thick
    And look mesmerized by the face of it all
    You keep to the gutter in case you fall
    I can't go on”

    Magniloquente e teatrale nel lancio, sporca l’emissione su “the gutter” (tecnica che in futuro diverrà dominante, nel bene e nel male) . “I can’t go on” è la quasi esplosione: acuto alla Ian Gillan, quindi nasale sulle note più acute (“can’t”). I primi due “go on” però sono storici. Non ricordo prima di allora un “on” a quella maniera. Correggetemi se sbaglio. Entro nella scheda scrivendo, come vedete, in corsivo. Nella canzone in questione è a par mio importante notare come la voce di Halford tenda ad unire due diversi metodi di canto: il cipiglio, l'accento teatrale e vigoroso del cantato lirico e l'asprezza dell'emissione "dura" del rocker. Se infatti da un lato notiamo una incredibile propensione alla teatralità ed ad una recitazione in stile aulico (aiutata da un impianto armonico della canzone molto classico e allo stesso tempo evocativo!), dall'altra la voce sembra quasi ci venga letteralmente buttata addosso! Mai offerta, mai morbidamente protesa verso l'ascoltatore, ma sempre lanciata, scagliata! Da un punto di vista esecutivo danno fastidio i molti portamenti che il nostro eroe mette ad ogni finale di frase melodica (ad esempio "thick" o "mesmerized"), ma è significativo notare che essi scompaiono quando Rob si impegna nei melismi vocali (gruppetti e simili) di solito banchi di prova di vocalità femminile. Ed è tipico! Probabilmente avendo avuto come esempi di melismi delle donne (di solito più propense allo studio del canto), Halford tronca precisamente la frase, senza sporcarla (es: "Face of it all"). Viceversa,nelle altre frasi, segue in tutto e per tutto l'ideale di un canto rock puro, libero da qualsivoglia bellezza vocale e ricco d'una volontà di lasciar letteralmente "cadere" la voce.
    RADIO BLOG: N. 17 - RUN TO THE MILL (JUDAS PRIEST)
    “Dying to meet you” è un’altra ballata in tipico stile Priest: arpeggi iniziali, strofe, cambio di tempo, crescendo e sfuriata finale con acuti obbligatori.

    La copertina di "Sad Wings of destiny" (1976)  Sad Wings of Destiny (1976) è il primo Testamento di Giuda, composto da 9 comandamenti.
    “Victim of Changes” è il primo comandamento. Primo stra-classico dei Judas, pezzo all’altezza di altri stra-classici della portata di “Paranoid”, “Iron Man”, “Highway Star”, “Smoke on the water”, “black Dog” e “Whole Lotta Love”. (2 per gruppo, politicamente corretto ^_^). Vediamo in primis i titoli di questi brani storici:
    01. Victim Of Changes
    02. The Ripper
    03. Dreamer Deceiver
    04. Deceiver
    05. Prelude
    06. Tyrant
    07. Genocide
    08. Epitaph
    09. Island Of Domination

    I primi 7 minuti e 44 secondi di puro heavy metal nella storia; no Hard Rock, no Prog Rock, solo ed esclusivamente heavy sound: introduzione con chitarre armonizzate, riff roccioso, linea vocale da paura, interessante ed inedita per l’altezza, oscuro interlude, gran finale con iper acuto.
    Peccato ancora per la produzione da morti di fame, il pezzo avrebbe potuto venire 10000 volte meglio se fosse stato più curato a livello di mix e arrangiamenti. La linea vocale inoltre, essendo di non facile esecuzione, presenta qualche errore di intonazione.
    Una perla del genere non può essere limitata alla registrazione su nastro. L’heavy Metal è necessariamente live; è quindi sui palchi di tutta l’Europa che il pezzo riesce ad esplode definitivamente, perché è qualcosa di spettacolare nelle idee, nelle ambizioni, nelle ritmiche rabbiose e nell’energia (ascoltare per credere  “Unleashed in the East”: i ritmi si fanno più veloci e trascinanti, il suono è “pieno”).
    Nel corso dei tantissimi concerti il metal god rivede le “parti incerte” riuscendo ad imporsi violentando i timpani del grande pubblico con la potenza, vertiginosa estensione e classe naturale, unica ed ineguagliabile.
    The Ripper (il secondo comandamento) è un altro stra-classico. Famosissimo l’intro di chitarre armonizzate, riff stoppato con l’acuto improvviso su “You’re in for shock-ooooooh” seguito da un cambio di tempo con incedere ipnotico di chitarre arabeggianti, gran finale con acuti sovraincisi (un po’ pattoni a dire la verità). Intonazione senza le sbavature di “Victim of change”.
    Diciamo che l’interpretazione del personaggio Jack the Knife è poco “dinamica”, ma a suo modo caratteristica, evocativa e coinvolgente.
    Segue Dreamer Deceiver la 3° ballata della storia dei Judas; lo schema (che diverrà un classico delle “ballate metal”) è quello delle prime due contenute in Rocka Rolla: arpeggi iniziali, strofe malinconiche, crescendo, gran finale con assolo ed iper acuti. Questo pezzo secondo me non necessita di particolari annotazioni, di “se” e di “ma”: lo credo stupendo così com’è, semplice ed autentico. 
    E’ inoltre uno dei classici pezzi dei Judas che catalogo ironicamente “laboratorio alfordi”: si sa, il buon Rob non era certo erudito cantore, ma aveva Voce e Pazzia adatte per sperimentare e mettersi in gioco come pochi potevano permettersi (o forse non avevano il coraggio?). Ed è curioso come tentativi e azzardi continuarono per tutta la carriera.
    La prima strofa è una specie incerta di falsetto accomodato (non lo è e dopo specifico meglio di cosa si tratta; ho tenuto l'idea di Demian perchè mi sembra giusto che ognuno esprima le proprie opinioni ed impressioni), si passa poi su una tonalità più bassa con una voce-vocione di lirica ispirazione e dal tono fortemente teatrale, il registro cambia e ricambia sul crescendo (con il caratteristico sporcare l’emissione “And if we could grip”)  per poi esplodere nel pauroso falsetto (stop-closure?) finale.
    Ora, il finale non è la classica sfuriata acuta: è stra-fottutamente acuto, con vertiginosi vibrati in gola. In verità vi dico, potrà oggi giorno sembrare eccessivo, o mal riuscito (opinioni), ma considerando i tempi , considerando la voce….
    Mi sono dedicato all'analisi (e pubblicazione) di questo pezzo perchè ritengo che sia effettivamente emblematico della pochezza tecnica di Rob, ma della sua precisa volontà interpretativa. La prima parte della canzone è cantata semplicemente in piano. Nessun falsetto, nemmeno nella breve salita. E' una voce fresca, giovane, bella! Può permettersi di cantare in questo modo senza nessun cedimento, nè di timbro, nè di intonazione! Da notare che all'inizio il cantante propone una parvenza di emissione morbida e pulita come quella classica; dopo pochi secondi ecco però riapparire l'emissione dura, che purtroppo sporca un poco il timbro rendendolo (lo noterete) aspro. Discorso a parte merita invece la pagina che Demian definisce "lirica". Ebbene qui avete l'esempio di un cantato falsamente lirico, totalmente di gola, assolutamente privo degli armonici fondamentali per la costruzione di una voce impostata. E' una voce grossa perchè semplicemente "volutamente ingrossata". Noterete che perde di squillo, di morbidezza, ma soprattutto di timbro. Diventa anonima, poco espressiva e soprattutto suona molto dannosa per le corde vocali. Immagino che se avesse scelto questa via non avrebbe certo cantato per 30 anni come invece ha fatto. La durezza dell'emissione e la falsità del timbro rovinano a mio avviso anche l'interpretazione. Con una voce tanto dura (letteralmente, anche in gola l'avrà sentito!) come si può pretendere?! Discorso a parte per gli acuti: qui siamo di fronte ad uno scherzo della natura. Da un lato una vocalità estrema molto ben sviluppata, dall'altro un'assenza di tecnica che rende gli acuti in stop-closer molto fissi (ricordate i mi naturali squillantissimi del giovane Tate in "queen of the..."?) e spesso, addirittura, crescenti! Sintomo di una "spinta fisica" davvero agli estremi. Ma sull'acuto Rob si trova bene e riprende vigore la teatralità e l'interpretazione. Di certo una voce rarissima!
    RADIO BLOG: NN. 18-19-20 DREAM DECEIVER (JUDAS PRIEST)
    L’obbiettivo principale era stupire e rinnovare, la strada da percorrere inedita e tutta da scoprire: si mirava all’Estremo, ad una rivoluzione rabbiosa  (cos’altro è l’arte se non Shock!!! “your in for a shock!!” per l’appunto).
    Detto questo è facile capire perchè sia Rob Halford, tra i cantanti rock, il più criticato ma anche il più amato ed il modello più imitato. (c’è sempre un po’ di lui nella voce di ognuno di noi).
    Notate quindi come fino a qui, nella mia strampalata descrizione, non ho fatto nessun riferimento a caratteri importanti per l’analisi di una voce, come l’omogeneità o che altro. (Mauro mi insegna)
    Registro vocale ed interpretazione variano infatti in continuazione,  da canzone a canzone
    Gli acuti sono tutti diversi, si va dagli strilli, al falsetto rinforzato “stop-closure”, dalle note ingolate ai vibrati nel naso (non quelli di ramazzotti però!).   
    La vera eccezione stilistica dell’opera è rappresentata da Epitaph (altro brano del laboratorio alfordi), interpretato alla maniera dei Queen di Freddy Mercury. Questa Song delina a mio parere molto bene come la ricerca vocale di Halford sia ancora lontana dal completamento di una tecnica vocale personale accettabile. L'omogeneità (come ha già espresso Demian) è inesistente, ma non sarebbe un problema se lo squillo e la&nb