Musicologo, arrangiatore e tenore lirico apprezzato soprattutto in ambito liederistico e antico. Intraprende gli studi di canto sotto la guida di Giovanni Guerini dopo la vittoria ottenuta nell’ultima edizione del concorso nazionale "Festagiovani" nel 1998. Si avvia fin da subito al solismo dedicandosi parallelamente allo studio teorico della vocalità antica e delle sue prassi esecutive. Predilige repertori madrigalistici e sacri, nonchè il repertorio liederistico e della canzone americana d'autore. Con un passato da singer a fianco di importanti band della provincia di Bergamo, collabora da più di 10 anni con una band professionista di progressive rock (Minstrel) nella doppia veste di cantante e compositore. Con questa formazione continua a leggere...
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7.03.2001
Sosuke is a boy who lives at a house on a cliff. One day he meets a fish girl called Ponyo who rides a jellyfish and ran away from home. Ponyo puts her head into a jam jar, but can't get out of it and struggles. Sosuke happens to find it and helps her.
Ponyo falls in love with Sosuke and so does Sosuke. "I'll guard you", says Sosuke. However, Ponyo is brought back to the sea by her father Fujimoto. He once quit being a human and became an inhabitant of the sea.
"I want to become human!", says Ponyo. She asks her small sisters for help to steal her father's magic and starts in the human world where Sosuke lives.
The dangerous power of the water of life is released. The sea bulges up, a storm rages and the sisters transform into huge fishes. As a huge tsunami they all rush towards the cliff Sosuke lives at.
A boy and a girl. Love and responsibility. Sea and life. In the age of psychoneurosis and anxiety, this is a story of a mother and child that Miyazaki Hayao depicts without any hesitance. -
Fonte: GhibliWorld.com
Traduzione (ad opera di Vampiretta di Studio Ghibli Essensial)
In un piccolo paese sul mare. Sosuke è un ragazzino che vive in una casa su una collina. Un giorno incontra una pesciolina di nome Ponyo che cavalca una medusa ad è scappata di casa. Ponyo spinge la sua testa dentro un vasetto di vetro ma non riesce a liberarsi. Sosuke la trova e l'aiuta a uscire dal vasetto. Ponyo e Sosuke si innamorano l'una dell'altro. "Ti proteggerò" dice Sosuke. Ma Ponyo viene riportata a casa da suo padre Fujimoto. Il padre una volta era un essere umano ma è diventato un abitante del mare. "Voglio diventare umana!", dice Ponyo. Così chiede alle sue sorelline di aiutarla a rubare la bacchetta magica del padre e parte per il mondo degli umani dove vive Sosuke. I pericolosi poteri della vita del mare sono liberati. Il mare si ingrossa, una tempesta imperversa e le sorelline si trasformano in enormi pesci. Come un enorme tsunami si diriggono verso la collina dove vive Sosuke. Un ragazzino, una ragazzina. Amore e responsabilità. Mare e vita. Nel tempo delle psicosi e dell'ansietà, una storia di una madre e di sua figlia che Miyazaki Hayao descrive senza esitazione.
Dire che non vedo l'ora è dire niente!
... vero che la canzone cambia!?!!
Auguro i migliori auguri di buona pasqua a tutti coloro che passerranno, durante la mia assenza di qualche giorno, su queste pagine.
Vi regalo sei pagine di un maestro dell'animazione, di uno dei più grandi registi viventi, uno degli scrittori più raffinati e delicati: Hayao Miyazaki. Grazie Maestro.
Alla sorellina
PS: Grazie a Hyuma per il bellissimo post scoperto solo oggi. A presto.
Dico la mia, in fretta e furia (argh!) e in maniera (lo sento) assolutamente asettica.
Non sono un critico cinematografico e lo si comprenderà dal modo stesso in cui parlo dell'imperfezione formale di questo film e di come, alla fine, me ne sbatta.
E' un film fatto relativamente bene che mi ha fatto bene perchè, come ha detto lo stesso Hayao, "fatto con il cuore".
E ora l'asettica recensione, credetemi sincera: è un film che, nonostante un punto di partenza commerciale (che dite, fruttiamo il cognome?) e svolte volutamente "disoneste" ("i draghi servono!" disse Suzuki!), approda in un turbinio di immagini ed emozioni che raramente ho vissuto in un film d'animazione al cinema. E questo credo derivi direttamente dall'onestà intellettuale che Goro ha in sé e che ha trasformato la retorica del messaggio veicolato in una sofferta preghiera verso gli spettatori, la preghiera di una riflessione su sé stessi e il mondo che ci circonda e che stiamo alimentando.
Non è poco; in questo periodo inoltre di mie riflessioni sull'arte direi che è tutto.
Il film è incredibilmente onesto, con sé stesso e con lo spettatore pagante, concepito con il dovuto rispetto nei confronti delle opere originali che l'hanno influenzato, lucido e preciso nel proporre il messaggio esistenziale di Goro. Il quale, lui lo sa bene, non è un regista. E con questo non voglio scusarlo: ci sono movimenti di macchina e scelte fotografiche assolutamente buone, ma naturalmente non originali. Servono per fruire del messaggio, non per creare un capolavoro cinematografico.
E anche in questo sta la grande onestà di Goro: ha lavorato per dire qualche cosa, non per dirla in una certa maniera. Il veicolo diviene quindi un mezzo di pura comunicazione, senza per questo tentare di far divenire il veicolo stesso significativo di un'altra comunicazione (creazione di un nuovo stile, nuove visualizzazioni, nuove concatenazioni artistiche).
Poi, come ben si sa, il film è l'unione sotto una persona che alla fine ha (in teoria) la decisione finale, di un lavoro di moltissime teste. Lo Studio Ghibli ha offerto in questo a Goro un lavoro d'altissima qualità e le decisioni finali a lui spettanti vanno dritti in quella direzione: facciamo passare il messaggio! Non gli interessava creare un nuovo film capostipite di un nuovo modo di fare animazione, non credo gli sia fregato qualche cosa di entrare negli annali del cinema mondiale.
Sa di essere un ottimo direttore di un museo, di saper fare il suo lavoro per cui ha studiato, gli è stato proposto di dire la sua e c'è riuscito.
Con questa convinzione sono entrato al cinema, ho assistito alla proiezione circondato da persone di cui nutro una stima profonda, mi sono commosso durante la canzone di Therru (che, credimi jazz, ritengo straordinaria perchè a cappella, senza la retorica entrata di un'eventuale orchestrona, anche questa è onestà!) e sull'abbraccio finale.
Alla fine, mi scuseranno gli altri, mi hanno quasi dato fastidio gli applausi finali e ho voluto andarmene dal cinema senza sentire le prime discussioni di chi ha assistito con me alla visione. C'era bisogno di comprendere perchè un film tanto distante dalla perfezione formale che tanto adoro e ricerco, mi avesse colpito a fondo. E dopo tanto pensare mi sono ridotto a comprendere che forse ero entrato in sala con la giusta predisposizione e mi sono lasciato semplicemente cullare dalla dolce e onestissima narrazione dell'intero studio ghibli capitanato da Goro.
In sintesi: mi è sembrato che mio padre mi prendesse la mano, mi portasse in un angolino e mi dicesse: "ora senti questa cosa, è una cosa per me importante, se vuoi falla tua".
E me lo dicesse con il suo tipico incedere cantilenante, senza i fronzoli di un lessico altissimo, a volte invece infarcendolo di piccoli luoghi comuni e frasi in bassissimo bergamasco.
Ma sono cose che colpiscono. A me, almeno, colpiscono.
E duramente anche. Per me, che agogno da sempre l'espressione personale attraverso un mezzo artistico e approdo troppo spesso in un tecnicismo fine a sé stesso, è una lezione di comunicazione, di riflessione su sè stessi e sugli altri, di paternità.
Avessi un figlio come Goro sarei un padre semplicemente orgoglioso.
Non sarà un regista, ma è un uomo che vuole donare e donarsi.
E' un uomo insomma. Io spesso non mi sento nemmeno tale.
3/4 e buona notte al secchio.
PS: tralascio, per evidenti motivazioni con quanto sopra spiegato, di esprimermi sull'animazione, sui magnifici fondali, sul minimalismo, sulla visione bizantina, sugli aspetti cioè più prettamente cinematografici che mi paiono in questa sede inappropiati.
Con questo post prendo congedo per questo weekend dal blog visto che sarò ospite in quel di Roma per una visione comunitaria del film d'animazione "I racconti di Terramare" in compagnia di amici dello studio ghibli forum e del direttore del doppiaggio dello stesso film.
Innegabilmente: non vedo l'ora!
Partirò domani pomeriggio e tornerò domenica sera, con treno FS, in compagnia di un altro caro amico.
L'idea di non vedere la famigliola per tre giorni non mi arride, ma credo ne valga la pena!
Ma non posso lasciare così il blog, coperto solo da un presuntuoso post dedicato alla musica contemporanea, tanto "elitario" quanto lo è la musica di cui tratta.
Preferisco a questo punto lasciare due righe, per altro già postate altrove, riguardo al film visto con Katya ieri sera: Bridge to Terabithia.
Molto è già stato detto: dalla commozione, fino al disappunto degli spettatori che s'aspettavano Narnia 2.
Grazie a Dio non lo è. Ma nemmeno di striscio! Cosa buona (buonissima) e giusta!
Sparo a zero! Occhio agli spoiler:
- OST pessima (compresi gli inserti classicistici con orchestrona fanfarona fantasy). Capisco che l'idea di fondo sia costruire un film per giovani, ma condire il tutto con musica alla moda (la Panettiere è proprio scialba...) è un modo astuto (e per altro non lungimirante) di rendere più vicino il film agli spettatori paganti. Innegabile che la musica pop (falsamente rock) stemperi
Spoiler:
la tragedia
, ma non basta assolutamente per giustificarla.
- buonissima la regia, semplice ma efficace: molte le carrellate, i dolly quasi mai fini a se stessi e buona tutta la prima parte dove la cifra stilistica della regia è quella di non mostrare il regno, ma farlo percepire. Appena subentrano i paesaggi e i mostri il fascino crolla. Ed è un peccato. Ma forse non si può chiedere di più ad un tentato blockbuster.
- Sceneggiatura onesta, con tutti i disagi che il buon Heim ha segnalato sul suo blog. Lacunosa in alcuni punti
Spoiler:
(il primo esempio che mi sovviene : i bulli che non hanno paura di nulla e che cantano le canzonicine con la fighettina di turno? Mah...)
, in altri si dimostra all'altezza. L'idea è veramente bella, ma credo sia da imputare al libro da cui è stato tratto. Il tempo è trattato in modo pessimo, non si capisce quanto tempo passa
Spoiler:
e verso il finale la costruzione del ponte pare avvenga in due orette o giù di li. A meno che di non presupporre che il ragazzo non parli con la sorella da più di un mese!
- Interpreti modesti, ma ben trattati dalla regia.
Una serata piacevole insomma.
Due parole finali sulla presunta tristezza che permea il film. Forse la mia (pessima) abitudine al nichilismo kitaniano mi ha fatto allontanare dal tipico pensare di massa, ma terabithia a me è sembrata un'esaltazione della speranza.
E non c'è tristezza dove c'è speranza, ma malinconia pura.
Ieri sera, finalmente, presso il Cinema Multisala OZ di Brescia ho visto l'ultima fatica dello Studio Ghibli e del regista pluripremiato Hayao Miyazaki. Film difficile, ampiamente metaforico, graficamente splendido, assolutamente imperdibile. Ecco alcune impressioni a caldo e domande che riflettono i molti punti oscuri.
Fra le tante riflessioni formali e sostanziali che mi sovvengono su Howl, la prima riguarda la presunta maledizione della Strega delle Lande, rivelatasi poi una vera benedizione. Domande superficiali possono essere: cosa ha fatto sophie alla strega per avere una maledizione? Può essere solo gelosia della sua giovinezza che ha avvinto il giovane Howl? Una domanda più profonda (nella mia limitata intellighenzia): è anche la storia di due donne innamorate dello stesso uomo?
Beh, ma non è tutto... tanti sono i punti oscuri che la prima visione lascia. Conto naturalmente di rivederlo prestissimo, ma per ora questo è quanto: la Sullivan sembra tenere le fila di tutto e pare infatti che sia lei la creatrice della storia, per la quale rimpiange il lieto fine, nato dalla libertà dei personaggi di muoversi nella sua cornice (e il primo a poterlo fare è il meraviglioso cane "doppiogiochista"!);
Howl, nella sua straordinaria caratterizzazione di un bambino mai cresciuto, che ricerca la bellezza e si rifugia in caverne colme di giocattoli, alla fine cambia? A me sembra piuttosto che riacquisti un'anima proprio per poter iniziare una vera maturazione, con l'amore di Sophie accanto.
Sophie? Fondamentalmente non cambia mai e la maledizione è semplicemente il modo migliore per fargli capire chi è lei veramente! Non è emblematico che nella bruttezza e negli acciacchi della vecchiaia trovi il coraggio di andarsene dalla cappelleria e da una madre che non esiste? E proprio questa famiglia oramai scomparsa, uccisa con la morte di un padre adorato sembra infine l'ultimo grande dono di questo film.
Fra le tante domande infatti che le metafore utilizzate creano, v'è una sola certezza a par mio: l'inno alla famiglia riunita attorno al focolare e il focolare come elemento fondamentale per la STABILITA' della casa dove la famiglia abita: Markl: "allora siamo una famiglia?" Sophie: "si, siamo una famiglia"
Una riflessione finale al riguardo: Calcifer è si protettore e creatore della famiglia-focolare, ma è soprattutto un demone! Io l'ho visto in questo modo. Bisogna pur staccarsi prima o poi dalla famiglia d'origine, no?! "E l'uomo lascierà suo padre e sua madre..." dicevano gli antichi e il demone della vecchia famiglia, che crea protezione ma anche prigionia bisogna LIBERARLO, per poter essere liberi dalla giovinezza e dalla sua schiavitù, liberi di incominciare a crescere e formare una nuova famiglia, un nuovo focolare.
Una famiglia di due persone, nuova, che si crea dalla vecchia che ora è archetipo, spinta sempre dal demone del focolare che liberamente ha scelto di soggiornare in una casa del tutto simile alla precedente, ma che nella splendida realtà amorosa di una coppia, ora può anche volare.
Un consiglio che mi piacerebbe dare è cercare di non fermarsi alla storia stessa perchè si rischia di perdere il vero senso. Secondo me è un film straordinario perchè è un primo esempio di film oltreletterario di Hayao, un film che rifugge la "logica del racconto" di kantiana memoria e fa intravedere un immaginario che lascia sgomenti e affascina. Forse porsi tutte queste domande sulla fabula del film è un'operazione deleteria in quanto lo stesso regista pare non si ponga il problema. Anzi, fa di tutto per complicare un racconto particolare e renderlo meno chiaro, rifuggendo una "logica" consequenzialità nel montaggio. Insomma, a par mio l'oltreletterarietà cinematografica è il futuro del cinema e Miyazaki l'ha capito e comincia a sfruttarla! Questo film resterà negli annali per le diverse critiche che sta suscitando e susciterà. Critiche opposte, esattamente come il capolavoro "Strade perdute" di Lynch, primo vero lavoro oltreletterario cinematografico, precursore di una visione diversa di cinema, opposta alla logica hollywoodiana che riordina un immaginario sempre troppo povero.