STORIA DEL CASTELLO CHE VOLLE IMPARARE A VOLARE
Ieri sera, finalmente, presso il Cinema Multisala OZ di Brescia ho visto l'ultima fatica dello Studio Ghibli e del regista pluripremiato Hayao Miyazaki. Film difficile, ampiamente metaforico, graficamente splendido, assolutamente imperdibile. Ecco alcune impressioni a caldo e domande che riflettono i molti punti oscuri.
Fra le tante riflessioni formali e sostanziali che mi sovvengono su Howl, la prima riguarda la presunta maledizione della Strega delle Lande, rivelatasi poi una vera benedizione. Domande superficiali possono essere: cosa ha fatto sophie alla strega per avere una maledizione? Può essere solo gelosia della sua giovinezza che ha avvinto il giovane Howl? Una domanda più profonda (nella mia limitata intellighenzia): è anche la storia di due donne innamorate dello stesso uomo?
Beh, ma non è tutto... tanti sono i punti oscuri che la prima visione lascia. Conto naturalmente di rivederlo prestissimo, ma per ora questo è quanto: la Sullivan sembra tenere le fila di tutto e pare infatti che sia lei la creatrice della storia, per la quale rimpiange il lieto fine, nato dalla libertà dei personaggi di muoversi nella sua cornice (e il primo a poterlo fare è il meraviglioso cane "doppiogiochista"!);

Howl, nella sua straordinaria caratterizzazione di un bambino mai cresciuto, che ricerca la bellezza e si rifugia in caverne colme di giocattoli, alla fine cambia? A me sembra piuttosto che riacquisti un'anima proprio per poter iniziare una vera maturazione, con l'amore di Sophie accanto.
Sophie? Fondamentalmente non cambia mai e la maledizione è semplicemente il modo migliore per fargli capire chi è lei veramente! Non è emblematico che nella bruttezza e negli acciacchi della vecchiaia trovi il coraggio di andarsene dalla cappelleria e da una madre che non esiste? E proprio questa famiglia oramai scomparsa, uccisa con la morte di un padre adorato sembra infine l'ultimo grande dono di questo film.
Fra le tante domande infatti che le metafore utilizzate creano, v'è una sola certezza a par mio: l'inno alla famiglia riunita attorno al focolare e il focolare come elemento fondamentale per la STABILITA' della casa dove la famiglia abita:
Markl: "allora siamo una famiglia?"
Sophie: "si, siamo una famiglia"

Una riflessione finale al riguardo: Calcifer è si protettore e creatore della famiglia-focolare, ma è soprattutto un demone! Io l'ho visto in questo modo. Bisogna pur staccarsi prima o poi dalla famiglia d'origine, no?! "E l'uomo lascierà suo padre e sua madre..." dicevano gli antichi e il demone della vecchia famiglia, che crea protezione ma anche prigionia bisogna LIBERARLO, per poter essere liberi dalla giovinezza e dalla sua schiavitù, liberi di incominciare a crescere e formare una nuova famiglia, un nuovo focolare.
Una famiglia di due persone, nuova, che si crea dalla vecchia che ora è archetipo, spinta sempre dal demone del focolare che liberamente ha scelto di soggiornare in una casa del tutto simile alla precedente, ma che nella splendida realtà amorosa di una coppia, ora può anche volare.
Un consiglio che mi piacerebbe dare è cercare di non fermarsi alla storia stessa perchè si rischia di perdere il vero senso. Secondo me è un film straordinario perchè è un primo esempio di film oltreletterario di Hayao, un film che rifugge la "logica del racconto" di kantiana memoria e fa intravedere un immaginario che lascia sgomenti e affascina.
Forse porsi tutte queste domande sulla fabula del film è un'operazione deleteria in quanto lo stesso regista pare non si ponga il problema. Anzi, fa di tutto per complicare un racconto particolare e renderlo meno chiaro, rifuggendo una "logica" consequenzialità nel montaggio. Insomma, a par mio l'oltreletterarietà cinematografica è il futuro del cinema e Miyazaki l'ha capito e comincia a sfruttarla! Questo film resterà negli annali per le diverse critiche che sta suscitando e susciterà. Critiche opposte, esattamente come il capolavoro "Strade perdute" di Lynch, primo vero lavoro oltreletterario cinematografico, precursore di una visione diversa di cinema, opposta alla logica hollywoodiana che riordina un immaginario sempre troppo povero.
Alla seconda visione, nuove visioni.
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