mercoledì, 07 settembre 2005
DEMETRIO STRATOS

Discografia
Nb. La valutazione degli album è naturalmente soggettiva, e ha tenuto conto soprattutto dell'innovazione vocale effettuata.
Con gli AREA
| Anno |
Disco |
Valutazione da * a *****
|
| 1973 |
Arbeit Macht Frei (Cramps) |
*****
|
| 1974 |
Caution Radiation Area (Cramps) |
***
|
| 1975 |
Crac! (Cramps) |
****
|
| 1975 |
Are(A)zione (Cramps) |
****
|
| 1976 |
Maledetti (Maudits) (Cramps) |
***
|
| 1977 |
Anto/Logicamente (Cramps) antologia |
S.V.
|
| 1978 |
Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano! (Ascolto) |
*****
|
| 1979 |
Event '76 (Cramps) live |
***
|
| 1980 |
Tic and Tac (Ascolto) |
**
|
| 1980 |
Area '70 (Cramps) antologia |
S.V.
|
SOLISTA
| Anno |
Disco |
Valutazione da * a ***** |
| 1976 |
Cantata Rossa per Taal al Zaatar |
***
|
| 1976 |
Metrodora |
****
|
| 1978 |
O'Tzitziras O'Mitziras |
***
|
| 1978 |
Cantare la voce |
****
|
| 1978 |
Recitarcantando live |
*****
|
| 1979 |
Le Milleuna |
****
|
Da non dimentirare inoltre l'album "Mesostics" del 1974 scritto dal compositore John Cage e dedicato allo stesso Stratos.
Influenze maggiori.
Tim Buckley
Successori illustri
John De Leo (Quintorigo)
Brevi informazioni biografiche
Nasce ad Alessandria d'Egitto (Grecia) da una famiglia ortodossa il 22 aprile 1945. Fin dall'infanzia viene a contatto con musiche di stampo orientale e con canti bizantini. Solo successivamente, con lo spostamento della famiglia, entra anche in contatto con la musica elettronica (Londra) e progressive rock (Italia). Nel 1967 incide con il gruppo pop I Ribelli il singolo "Pugni chiusi" e viene subito notato per l'interpretazione particolarissima data a questa canzone. Nel 1970 lascia I Ribelli, si sposa e ha una figlia, Anastassia e fonda lo storico gruppo progressive Area. Grazie all'osservazione continua dei gemiti di sua figlia neonata ha lo spunto per iniziare la sua ricerca vocale. Si accorge infatti che la bambina inizialmente gioca e sperimenta con la propria voce, ma poi le varie sonorità vocali si perdono con l’acquisizione stessa del linguaggio. Con parole sue: “il bambino perde il suono per organizzare la parola”. Questa nuova consapevolezza entra prepotentemente nelle riflessioni sullo "strumento voce" che Demetrio sta compiendo nello stesso periodo.
Sperimenta negli Area ogni forma concessa dalla canzone contemporanea, ma nel 1978 lascia il gruppo per intraprendere una ricerca più completa e più complessa, affiancato e aiutato spesso dai dottori del Cnr di Padova. Periodo di sperimentazioni, incisioni per uno studio approfondito della voce, performance di alto livello artistico, lezioni all'Università di San Diego e riflessioni intellettuali.
Muore a New York il 13 giugno 1979 di leucemia; il giorno seguente, il concerto che si doveva tenere a Milano per raccogliere fondi per la sua cura, diventerà un evento di commossa commemorazione.

Come canta? Cosa lascia?
Moltissimi articoli si possono trovare sul web riguardo a Demetrio Stratos. Non vorrei assolutamente costruire un articolo fotocopia di altri o peggio un'ulteriore inutile sintesi di una ricerca vocale straordinaria. Tenterò un'approfondimento di alcune tematiche e un'analisi di alcuni brani in modo da fornire un utile strumento introduttivo alla sua figura.
Consiglio vivamente la visita di questi siti: http://www.ondarock.it/Area.html, http://www.pagine70.com/vmnews/wmview.php?ArtID=594 e se l'argomento interessasse davvero, lo splendido libro di El Haouli Janete "Demetrio Stratos. Alla ricerca della voce-musica." con un CD audio incluso (acquistabile ad esempio presso: http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=XGEO5ROXA11DO)
Innanzitutto una brevissima e stringata introduzione alla sua ricerca. Influenzato da una curiosità non comune e dotato di una voce straordinaria, Stratos è alla ricerca di una decontestualizzazione dai linguaggi vocali occidentali contemporanei e tenta quindi una vera e propria liberazione dello "strumento voce". La sua visione di "studio vocale" pertanto è antitetica a quella tradizionale, fatta (come sappiamo) di omogeneità, colore, freschezza di timbro e comprensibilità di linguaggio. Attraverso una distruzione di qualsivoglia impostazione vocale, tentava quindi una costruzione libera della sua voce, in modo da potersi esprimere attraverso di essa in tutti i modi che le sono possibili. Per lui quindi la voce "impostata" era semplicemente una voce costretta, da un'educazione riformatrice, a seguire dettami e leggi innaturali. Introdusse quindi il concetto di voce-musica: una voce considerata nella sua individualità e non vincolata unicamente ed esclusivamente alla parola e al linguaggio. Il suono di una voce, qualsiasi voce, che "suona" in qualsiasi modo è quindi considerabile musica e arte; e coloro che non capiscono questo canale di trasmissione sono schiavi essi stessi di una forma di prigionia vocale riassumibile in questa massima: "Il cantante è colui che canta così; il resto è nulla!" Proprio a causa di questa cieca schiavitù, come egli stesso sosteneva nel suo saggio ‘Diplofonie ed altro’: “La voce è oggi nella musica un canale di trasmissione che non trasmette più nulla”, occorre pertanto liberarla dai vincoli che la rendono tanto inespressiva.
Una vera rivoluzione culturale e sociale oltre che vocale! In molti infatti pensano (a ragione!) che la sfida ad una tradizione secolare è un atto di rivolta di forte impatto sociale! Figuratevi un Demetrio Stratos, colmo di passione politica comunista e voglia di rivincita! Arrivò infatti ad affermare che la voce soffocata dall'impostazione nella musica rappresentava il proletariato sfruttato che cercava la sua forza liberatrice! Liberare dunque la naturalità nascosta della gola e delle corde vocali, per lui significava elaborare ed esprimere pensieri contro il potere che le tradizioni secolari da sempre hanno.
In fondo è questo a par mio il vero apporto alla vocalità rock e pop di Stratos che molti, troppi, ancora oggi, non considerano: la visione della voce come strumento a sé stante, che può permettersi di parlarci anche senza dei testi da declamare; che può mugugnare, gridare, sussurrare ed eludere qualsivoglia impostazione vocale se sorretta da un'impianto intellettuale di una certa portata e se atta a comunicare un diverso modo di interpretare un singolo brano musicale. Oggi come oggi sono pochi i cantanti che seguono in modo preciso una "poetica vocale" simile. In primis per difficoltà oggettive (possedere una voce non comune) e secondo per difficoltà soggettive e logistiche (non commerciabilità di un non-canto, difficoltà di una ricerca solitaria, ambiente musicale non più stimolante ecc.).
A par mio, che tanto mi decanto professore e insegnante, non può che educarmi alla moderazione e alla modestia durante le mie lezioni. Nessuno è padrone della "tecnica giusta" ne tanto meno della "tecnica migliore". In fondo, a ben pensarci, ognuno dovrebbe essere in grado di gestire la propria "volontà comunicativa" e quindi esprimerla liberamente attraverso la voce che gli è stata donata. Uno studio del canto però può aiutare a rendersi conto delle cavità e degli organi preposti alla fonazione e questo, di certo, aiuta nella comprensione del proprio "sturmento voce" e in una eventuale ricerca artistica legata ad esso.
Alcuni ascolti
Difficile scegliere fra la vastità della sua discografia dei brani più rappresentativi. La sua ricerca in fondo nasce e cresce con gli Area e nel corso della discografia è possibile rintracciarla in modo abbastanza netto. Inoltre ogni brano e ogni testo da declamare erano per Demetrio un banco nuovo di prova interpretativa quindi può capitare di ascoltare in un disco brani vocalmente sperimentali legati ad altri più usuali (naturalmente restando nell'idea che è Stratos dietro al microfono!).
Scelgo innanzitutto un pezzo tratto da "Pugni chiusi", il primo (e unico) singolo che Stratos registrò con i Ribelli. Qui le influenze del rock-pop dello straordinario Tim Buckley si fanno sentire tutte: nessun tipo di preoccupazione riguardo all'omogeneità vocale, uso di una tessitura media molto aperta, gridata, ma generosa nel dare tutto quello che la voce nelle tessiture comode riesce a trasmettere. Rispetto però al grande cantante americano, Stratos aggiunge una serie di "invenzioni interpretative" come il forte accento su alcune sillabe, l'apertura volontaria di alcune note (con conseguente cambio di timbrica vocale) e una verve assolutamente unica nel panorama vocale italiano di quegli anni! Tecnicamente la vocalità è scarsissima e si notano grandi potenzialità vocali ancora molto sprecate. Calcolate però che i ribelli facevano parte del "Clan Celentano"! Ascoltatevi Celentano e poi questo brano. Forse capirete dove puntava (e dove è andata...) la discografia italiana e dove invece mirava Stratos!
Ascolto: Ribelli – Pugni chiusi (1967) – n. 13 sulla Radio Blog

Fra la splendida produzione degli Area ho scelto invece due canzoni molto distanti fra loro, che aiutano a capire da dove è partito il cantante e sin dove si è spinto nel suo continuo approfondimento vocale.
L'introduzione della canzone Luglio, Agosto, Settembre nero è di fondamentale importanza per comprendere l'ulteriore spinta interpretativa verso una voce più slegata dall'impostazione classica vigente. L'aiuto degli effetti digitali è pressochè nulla in quanto la "pasta vocale" originaria si staglia in modo preciso e netto! Le diverse impostazioni vocali utilizzate in questi pochi secondi difatti creano volutamente una disomogeneità timbrica incredibile; note gravi aperte, acuti leggermente chiusi preceduti da acciaccature che sporcano l'emissione ("baaambiniii che il sole[...]), uso di cavità particolari che paiono da sbadiglio (sul finale: "veeecchiii"), agogica senza tempo e un ritmo da muezzin maliconico. Il tutto crea un risultato finale che è grido disperato, esortazione lacerante, ma allo stesso tempo presa di coscienza e denuncia spietata! Ho lasciato i secondi successivi all'intro per comprendere quanto la musica orientale abbia contagiato lo storico gruppo italiano. Pare infatti una vero e proprio inizio di una furiosa danza slava comprensiva di tempo rigorosamente dispari, con fortissime componenti melodiche arabe.
Ascolto: Area – Luglio, Agosto, Settembre nero (1973) – n. 14 sulla Radio Blog
Il successivo file contiene invece i primi secondi della canzone Il Bandito Del Deserto, opener di "Gli Dei se ne vanno gli arrabbiati restano", dove si può ascoltare l'evoluzione interpretativa di Stratos. La voce nei pochi anni di ricerca si è fatta più sicura nelle parti medie e l'interpretazione iniziale, che non lascia tregua all'ascoltatore, è perfetta sotto il ritmo tremendamente sincopato del gruppo. La parte più significativa è la salita, distruttiva di ogni forma e concetto di impostazione vocale, verso l'acuto in falsetto. Qui il falsetto è sguaiato, lontanissimo dagli eterei (quanto banali e freddissimi) falsetti che ci sta abituando la musica contemporanea (Muse e derivati in primis). Si viene delineando una volontà di derisione del sistema formale vocale stesso, che si fa strada nell'interpretazione; è una vera e propria presa di coscienza che con la voce è possibile questa cosa e pertanto, se la si fa in un contesto giusto (e qua mi pare ci stia), acquista una forte valenza artistica! L'intero album "Gli dei..." è ricco di vere e proprie chicche di sperimentazione vocale ad opera del nostro illustre e misconosciuto concittadino. Una delle più straordinarie è "L'acrostico in memoria di Laio", dove si evidenzia con precisione che per Demetrio la voce-musica non è solo "cantato in cerca di liberazione", ma anche "parlato in cerca di liberazione", con tutte le varie possibilità che questa forma comunicativa, di solito costretta dalla dizione e dagli accenti che insegna il recitare teatrale, può donare! Da ascoltare tutta d'un fiato (completa se possibile!) per comprendere come la dissoluzione di modelli preconfezionati crei una sensazione di straniamento, disgregazione, vuoto interiore e successiva liberazione!
Ascolto: Area – Il bandito del deserto (1978) – n. 15 sulla Radio Blog
Ascolto: Area – Acrostico in memoria di Laio (1978) – n. 16 sulla Radio Blog
Orientarsi infine nella produzione di ricerca vocale degli album solisti e cosa da veri maniaci della voce. In fondo album come "Metrodora" e "Cantare la voce" sono vere e proprie sessioni di prove di ricerca vocale dove il risultato prefissato per una data esecuzione viene raggiunto dopo qualche minuto di tentativi andati a vuoto o quasi. E' chiaro quindi che spesso è materiale interessante più per otorini ed insegnanti di canto che per persone alla ricerca di performance artistiche. Stratos sarebbe certamente stato in disaccordo con la mia ultima affermazione, giudicando tutta la ricerca vocale, una ricerca di liberazione pertanto una ricerca artistica, ma oggi giorno, schiacciati da un'esigenza di motivazioni critiche per valutare un album, i più apprezzabili risultano i lavori compiuti su testi (Le Milleuna), su lavori d'altri (Mesostics) o con accompagnamenti di grandi musicisti in live (Recitarcantando insieme al violinista della PFM Lucio Fabbri).
Vero è che spesso si traducono le ricerche diplofoniche e triplofoniche di Demetrio in pessime frasi come: "sapeva cantare con due voci" o peggio ancora "cantava due linee melodiche diverse"! Quante volte ho inorridito di fronte a tali affermazioni... Forse quindi è il caso di inserire l'ascolto di una diplofonia per rendersi conto di cosa sia realmente.
Attraverso una fonazione che risuona totalmente nelle cavità nasali e che lascia aperta la gola e la bocca in atteggiamento simile allo sbadiglio, Stratos ricrea degli armonici naturali che si vanno a formare nella principale sostentuta dal naso. Gli armonici sono quasi sicuramente creati attraverso l'utilizzo di cavità diverse da quelle utilizzate dalla fondamentale e le forma con l'uso di qualcosa di simile ad un piccolissimo schiocco di lingua. La formazione principale di tale vocalità è, a detta dello stesso Stratos, derivata dalla tecnica diplofonica mongola la quale "propone un tipo di vocalità fisicamente molto impegnativa proprio perché richiede un coinvolgimento globale di tutto l’apparato fonatorio: la tecnica addominale, il movimento della lingua, l’atteggiamento della labbra e dei denti, l’intervento della laringe che strozza le vocali devono essere gestiti in modo tale che, all’emissione della nota fondamentale (bordone) corrisponda la possibilità di lavorare sui suoi armonici e sulle loro combinazioni melodiche. Il respiro viene spinto alternativamente in una serie di risuonatori naturali e questo coinvolgimento nell’emissione vocale di differenti agenti fonatori (nasale, labiale, palatale, della glottide o della cavità toracica) permette una differenziazione timbrica locale in base al risuonatore impiegato. Tale tecnica di emissione che fa ricorso a molti luoghi di risonanza propone un campionario di possibilità espressive estremamente diverse tra loro e profondamente legate al luogo di formazione della voce stessa. La pratica diplofonica permette alla voce di essere sviscerata nelle sue enormi potenzialità sonore e strutturali: il suono circola nelle parti vuote del corpo seguendo un percorso metamorfico e viene scomposto nelle sue componenti armoniche per poi essere in qualche modo ricomposto sulla struttura fondamentale del bordone." 1 Tutte queste naturalmente sono ipotesi che si vanno formando durante l'ascolto, ma quello che è fondamentale comprendere è che le diplofonie sono due (o più) suoni armonici che vengono amplificati da una sola voce per mezzo di una ricerca artistico-vocale di enorme spessore; non certo un "coro fai da te" come molte persone, ingenuamente e assurdamente, credono! Il seguente "Diplofonie e Triplofonie" è una ricerca vocale tratta dall'album "Cantare la voce".
Ascolto: Demetrio Stratos– Diplofonie e Triplofonie (1978) – n. 17 sulla Radio Blog
(non funziona)
Mi sembra infine giusto fare ascoltare quello che la ricerca vocale produsse in campo artistico. Un esempio splendido di performance vocale è dato, come già riferito, dall'album "Recitarcantando" edito dalla Cramps Records dove le evoluzioni di Demetrio Stratos sono accompagnate dagli stridii e fischi di un ispiratissimo Lucio Fabbri al violino. La ricerca fine a sé stessa qui si piega verso un ascolto attivo dell'altro, si è solista e accompagnatore, strumento e voce allo stesso momento. Un disco difficile, astruso, lontano eppure tanto nobile negli intenti intellettuali e così perfetto nella sua essenziale via di ricerca illustrata!
Ascolto: Demetrio Stratos– Flautofonie ed altro (1978) – n. 18 sulla Radio Blog
(non funziona)
Con la morte di Demetrio Stratos la strada verso una "liberazione vocale" era già aperta e ben spianata, ma stavano per cominciare gli anni ottanta, con il suo lugubre periodo di mode antitetiche e assolutamente estranee all'estremismo artistico in campo vocale, che diedero la spinta definitiva verso un temporaneo oblio di tali concezioni musicali; idee che ancora oggi stentano a riprendere forma e vita nella fredda e insulsa canzone italiana contemporanea. Semplicemente da riscoprire!
Edit: ottimi spunti e perfetta spiegazione medica si possono reperire qui.
1 - Simone Frangi,"André Schaeffner, Maurice Merleau-Ponty, Demetrio Stratos. Dialogo a tre voci sul luogo della risonanza", Internet, reperibile all'indirizzo http://users.unimi.it/~gpiana/dm9/frangi/risonanza.html (è consigliata la lettura dell'intero testo, ricco di spunti e scritto magistralmente)