Della teoria armonica e delle cavità di risonanza.
Ed eccoci finalmente al nuovo post riguardante lo studio del canto e delle sue peculiarità. Come da sondaggio questa nuova trattazione vertirà sul timbro vocale e le sue caratteristiche.
Ho deciso di dividere in più post questo argomento innanzitutto per la mole di informazioni che questo comporta e secondo luogo, essendo molto importante, vorrei che rimanesse un argomento centrale e ben compreso. Solo con più post ben organizzati credo di raggiungere questo importante risultato.
PREMESSA
In primo luogo bisogna chiarire cosa si intende per Timbro vocale. Iniziamo con un esempio pratico. Se noi osserviamo un qualsiasi marchio di fabbrica, subito non colleghiamo il marchio al prodotto? L'offerente all'oggetto offerto? In musica è esattamente la stessa cosa! Il timbro è quella caratteristica che possiede ogni sturmento (pertanto anche la voce) e che distingue uno strumento da un altro; e, per chi ha orecchio e gusto allenati, addirittura uno strumentista dall'altro! Il timbro è il marchio di fabbrica di uno strumento. E' infatti grazie al timbro che un suono che vaga nell'aria e ci raggiunge viene riconosciuto subito dal nostro cervello.
Un La di un pianoforte ha un timbro diverso da un La di un saxofono, non credete? Eppure sono le stesse note! Concetto di una semplicità schiacciante, ma mi serve per il gradino successivo. Cosa distingue il timbro del pianoforte da quello dell'oboe? E quello di Pavarotti da Kiske? In definitiva: come si forma il timbro strumentale? Cosa crea il marchio di uno strumento?
Sono tante le componenti che concorrono a formare la peculiarità del timbro, ma di fondamentale importanza risulta essere l'amplificazione di determinati armonici contro altri! Gli armonici sono dei suoni naturali che vengono emessi da uno strumento che si sommano alla nota principale emesso dallo stesso, arricchendo in questo modo il risultato finale. La teoria degli armonici è affascinante e basti qui ricordare che sono la base principale dell'attuale sistema armonico temperato. Quello che conta in questa sede è sapere che grazie allo sviluppo dei suoni armonici, una voce può acquisire una ricchezza inaudita e con essa quindi variare in modo importante il proprio timbro!
Per poter creare armonici e il conseguente timbro risultano di fondamentale importanza due elementi:
1 - il suono principale
2 - la cavità di risonanza in cui il suono principale viene amplificato.
Difatti un clarinetto ed un sax hanno lo stesso suono principale (ancia), ma timbro finale diversissimo.
Lo stesso succede quando vengono paragonati i suoni di un pianoforte verticale con uno a coda.
Figuratevi pertanto le voci! Ogni voce ha un proprio timbro, un proprio marchio di fabbrica! Ognuno di noi infatti ha suono principale differente e soprattutto cavità di risonanza diversissime! Intendiamoci, siamo tutti uguali dal punto di vista fisico (come lo sono due pianoforti in fondo), ma differenze di pochissimi millimetri nelle corde vocali o nelle cavità del viso possono stravolgere un timbro vocale!
CLASSIFICAZIONE DELLE VOCI
Si è soliti classificare le voci attraverso le loro estensioni, ma oggi giorno l'abbinamento delle classi vocali (Basso, baritono e cosi via) ai ruoli ha fatto si che il timbro sia altrettanto importante per questa classificazione. Sono nate quindi le sottoclassi vocali per cui un Basso profondo ha timbro diverso dal Buffo e un tenore di grazia è antitetico ad uno di forza e via discorrendo.
Anche dal punto di vista leggero il timbro è importantissimo e dovrebbe canalizzare lo studio verso un repertorio adatto al tipo di voce in modo da non arrivare mai a valiarne i limiti naturali. La difficoltà di comprendere la propria voce non è certo di facile superamento: "Accade sovente, così, che l'allievo cantante, attratto da un certo ideale vocale, menta inconsciamente a se stesso e mascheri il suo timbro naturale per mezzo di atteggiamenti atti a "schiarire" o "scurire" la voce, sviando maestri anche esperti. Altrettanto sovente accade che i maestri, attratti dal loro ideale vocale, tendano a riconoscere negli allievi caratteristiche diverse da quelle oggettive. Le conseguenze sono "declassamenti" verso il basso o verso l'acuto e rovina dell'organo vocale a scadenza più o meno breve." 1
Capire quindi il proprio timbro vocale e quindi "classificarsi" per stabilire il repertorio è di primaria importanza. Bisogna poi calcolare che il timbro può variare anche in funzione dell'età pertanto ogni indicazione della voce in tal senso deve essere tenuta presente. Ad esempio Mirella Freni (soprano) ha sempre cantato come soprano lirico (Donizetti docet) e solo dopo anni di carriera ha affrontato in maniera sublime ruoli drammatici verdiani (che presuppongono timbri più scuri e voci di forza!) o pucciniani (Mimi nella Boheme ecc.).
UNA CORSA AD OSTACOLI
Pertanto una impostazione che vuole permettere una buona resa canora deve prevedere l'arricchimento del timbro vocale attraverso il pieno utilizzo del suono principale e quindi delle cavità di risonanza naturali che ognuno di noi possiede. Solo in questo modo infatti una voce risulta ricca, colma di risonanze gradevoli all'orecchio e soprattutto bella!
Ma come nella pratica arricchire il proprio timbro? Semplicemente cercando di utilizzare le casse armoniche naturali del corpo umano, che da sole arricchiscono la voce sia cantata che parlata: le cavità nasali, della gola e della bocca!
E come fare a far si che il suono principale risuoni in tali cavità? Semplicemente cercando di cantare il meno artificiosamente possibile. In fondo il timbro è una caratteristica che già possediamo e non dobbiamo far altro che saperlo "esprimere"! Infatti i primi rudimenti del canto puntano proprio a questo obiettivo: togliere tutti gli eventuali ostacoli che una fonazione scorretta mette sulla strada di una voce naturale. Si inizierà con le note più gravi cercando di individuare le peculiarità che rendono la voce "schiava" di un'impostazione che cerca (e crede) di essere corretta e quindi ne bloccano il timbro naturale. Nella mia pur breve carriera da insegnante ne ho viste letteralmente di tutti i colori. Ognuno di noi ha delle caratteristiche di impostazione "naturale" che prevaricano la fuoriuscita libera della voce, pregiudicando quindi la resa finale e il timbro stesso: da chi porta la mandibola verso l'esterno, a chi chiude la gola per autodifesa fin dalle note più gravi; da chi canta con la lingua che ostruisce la bocca a chi (i più!) stringe in denti! E sono solo brevissimi esempi di quello che rende una voce fastidiosa. Tutti questi impedimenti portano ostacolo alla fonazione corretta pertanto il cantante è obbligato a spingere di più, a sforzarsi. Il risultato di uno sforzo vocale è l'irrigidimento degli apparati fonatori e delle cavità di risonanza e con essi del timbro stesso. Di nuovo questa caratteristica fondamentale viene così rovinata. A causa quindi di una scorretta impostazione vocale, la corsa libera di una voce si tramuta in una difficilissima corsa ad ostacoli!
Ma facciamo un esempio pratico (appena avrò tempo aggiungerò ivi degli mp3 per maggiore comprensione!):
Emettete in modo molto naturale una U prolungata su una altezza tonale molto comoda. Cercate di essere più naturali possibili. Ognuno di voi avrà risultati diversi. C'è chi chiuderà la bocca, c'è chi pronuncierà OU anzichè una U distinta, c'è chi sentirà tantissimo fiato nella voce, chi sentirà subito fastidio alla gola e chi invece magari (bontà sua) la emetterà giusta (senza ostacoli per intenderci). Comunque, generalizzando, di solito il primo enorme ostacolo per il timbro viene rappresentato dalla chiusura INTERNA della bocca!
Riprovate a questo punto a ricantare la U e intanto schiacciatevi le guancie con due dita. Probabilmente scoprirete che tenete i denti molto vicino tra loro e le due file si incontrano quasi. Bene, ora mettete la posizione della bocca come se doveste dire A, senza cantare e sempre con le dita in posizione. Ora le due file di denti sono distantissime e le dita rientrano nelle guacie! Questa è la posizione esatta che dovrebbe avere l'interno della bocca anche per il canto della vocale U! Come fare? Dai che è facile! Dita sulle guancie, posizione da A, labbra posizionate per dire U e provate a cantare!
il risultato ad esperimento riuscito dovrebbe più o meno essere questo:
http://mauroghilardini.splinder.com/post/5425698
Il suono diviene più morbido ma allo stesso tempo, più nitido e ricco! Il timbro ha cominciato ad apparire e a "colorare" la voce. Abbiamo così cominciato letteralmente a cantare!
Ora capite l'importanza di ascoltare una voce timbrata! Già una voce che risulta gradevole all'udito, morbida e pastosa significa che è una voce curata quel tanto che basta per togliere questi ostacoli artificiali. La "formazione" del timbro poi verrà curata in base al repertorio che il cantante intende affrontare.
L'ENIGMA DEL TIMBRO "UGUALE"
Concludo questa prima parte dedicata al colore vocale prevenendo una domanda che mi viene sempre posta quando parlo di questo argomento. Come è che parlo di timbri diversi e poi i cantanti di opera lirica si somigliano tutti?
Domanda legittima anche se presuppone una incompetenza nella valutazione delle voci liriche. Di solito infatti si è abituati alle abissali differenze che intercorrono fra voci leggere (insomma... fra Tate e Ramazzotti ce ne vuole!). Nella vocalità lirica invece esiste una UGUALE impostazione vocale che è prerogativa essenziale per ogni voce che si affaccia su questo panorama e che rende le voci adatte allo stile! Come già accennato nel post degli acuti, la vocalità cambia con il tempo e con le caratteristiche musicali richieste. La vocalità lirica ancora oggi giorno imperante è quella di formazione romantica-verista, con diverse distinzioni tra interprete e interprete. Oggi però, molto più che in passato, un cantante può sfruttare sfumature timbriche e soluzioni espressive, pertanto è più facile trovare delle voci meno standardizzate (facendo così decadere la domanda!).
Fatto sta che effettivamente l'impostazione lirica ai profani fa somigliare tutte le voci (soprattutto quelle femminili). Beh, però io, a ben pensarci, direi esattamente il contrario. In fondo la medesima impostazione vocale permette di avere una base vocale su cui basarci per la valutazione di un timbro! Capite che valutare il timbro di Ramazzotti rispetto a quello di Geoff Tate è una cosa assurda in quanto il primo malcapitato rovina l'intero colore vocale con una nasalità terribile! In lirica questo non succede; qui si ha invece la possibilità di ascoltare voci impostate in modo uguale, pertanto tutte le minime differenze sono imputabili al timbro vocale. E quindi sentire lo squillo metallico e splendido di un Pavarotti del 1973, il brutto colore di una divina cantante (tecnica e sentimento) come la Callas, lo splendore anarchico di un Di Stefano e il brunito metallo che avvolge le note centrali di Domingo!
PRIME CONCLUSIONI
Ed eccoci quindi arrivati ad una degna conclusione per questa prima parte dedicata al timbro. Esso è dunque la caratteristica principale della nostra voce ed è importante cercare di non ostacolarlo mai e soprattutto di non modificarlo attraverso l'imitazione di altre voci! Lo studio del canto deve necessariamente passare attraverso lo studio della nostra voce e la comprensione dei limiti e pregi di questa! In questo modo si comprende il repertorio ad essa adatto e quindi si può cominciare uno studio adeguato, che permetta al nostro timbro naturale di farci esprimere nei migliori dei modi.
1 - Mauro Uberti, per una didattica della vocalità, Bollettino dell'Istituto Musicale Comunale "Stanislao Cordero di Pamparato”, II,1 ritracciabile all'indirizzo internet http://www.maurouberti.it/didattica.html














