Finalmente trovo due minuti per poter parlare del Concerto di Chiusura del Clusone Jazz 2007, avvenuto il 29 luglio in Corte Sant'Anna.
Almeno due parole sul luogo scelto per l'evento finale: il cortile antico di Sant'Anna non è solo sede del negozio di commercio equo-solidale dal quale, di solito, ci forniamo io e Katya; e nemmeno della Libreria Scientifica Rasmussen, dove acquisto da sempre libri, manuali e saggi per me (e ora anche per Lorenzo); è soprattutto una tappa obbligata per sottrarre orecchie e occhi dalla mischia cacofonica, tipica del centro cittadino clusonese estivo, per ritrovare il silenzio e la rilassatezza di un chiostro con i suoi echi interni.
Il luogo scelto è pertanto risultato a mio avviso vincente. Ben più di una piazza dell'Orologio, certamente più ricca di storia e bellezza, ma assolutamente mancante di un gran requisito: l'intimità.
Perchè i due concerti scelti dall'organizzazione avevano esattamente la stessa cifra emotiva: l'intima relazione che si stabilisce tra spettatore e artista sul palco.
Sia Rita Marcotulli con il suo pianoforte che Gianmaria Testa con il suo quartetto hanno puntato ad una relazione empatica con il pubblico. Il luogo ha certamente contribuito.
Ed è proprio sull'intimità sviluppata che baserò le mie prime opinioni sul doppio concerto. Naturalmente sarà di certo soggettivo il gudizio, è una banalità, ma è giusto dirlo. Soprattutto sapendo che alcuni lettori di questo umile blog adorano il cantautore delle nuove migrazioni ed ammetto che anche io trovo alcune sue canzoni davvero straordinarie.
Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto parliamo di un episodio che mi ha dato parecchio fastidio. Già durante i vari soundcheck pomeridiani, a cui ho assistito i giorni precedenti (fra i quali anche quello del conterraneo Trovesi) io portandomi dietro anche Lorenzo (incantanto di fronte alla meraviglia della musica), ho trovato il pubblico classico del festival parecchio altezzoso, un atteggiamento da: "ma come fate a non capire che questa è vera musica e il resto è semplicemente merda! Che ignoranti...". Chiaramente nessuno ha detto queste cose al sottoscritto, ma è questione di pelle; anche perchè nessuno si è praticamente avvicinato al sottoscritto per parlare (o salutare), tutti probablmente presi a guardare il cielo... ma non generalizziamo, farlo sarebbe certamente un gravissimo errore.
E allora diciamo che per tutta risposta, la sera del concerto, entra nel bar allestito in Corte uno che conosceva Alberto, l'amico (contra)bassista che mi ha accompagnato alla serata. Due battute e questo se ne esce con: "Ma io sono qui per la Marcotulli, quell'altro non so neanche chi cazzo sia". Parole più o meno simili che suonavano come: "ragazzi, conosco tutti gli dei in terra che suonano, se non so un nome significa che è nulla e pertanto mi sento tranquillamente libero di innalzarmi quando alla fine probabilmente è solo mia ignoranza pura".Ma non sto dicendo che Testa bisogna conoscerlo per forza! Anzi! Sto dicendo piuttosto che se io dico di amare la musica, di essere sempre alla ricerca di nuove sonorità, di nuovi spunti e sputo al primo nuovo nome che sento, mi rendo ottuso e assolutamente ignorante.
Inutile dire che a quelle parole sono rimasto interdetto; io e il mio trattato di Contrappunto e Fuga del Dubois appena acquistato alla Rasmussen. Davvero una magra figura.
E ve lo dice uno che non conosceva la Marcotuttli, ma proprio mai mai mai sentita! Ma mica andavo in giro a dire che "ero lì per testa, echicazè'staritaqua ecc ecc".
Beh, sono stato lungimirante. Il breve concerto di piano solo della grande Rita è stato semplicemente straordinario.
Ed è una cosa che mi fa pensare. Come è che Bollani lo si ritrova ad ogni festival che ha collegamenti con le radio europee, un certo Einaudi sta lentamente erodendo un cognome monumentale per la storia italica con album vacui e un altro certo Allevi ricevi encomi a destra e a manca, quando alla fine ci sono pianiste del calibro di Rita Marcotulli sulla piazza e il suo nome non richiama nulla ai non addetti ai lavori (come il sottoscritto) e soprattutto ha la metà della metà della gloria che meriterebbe?
Ha eseguito pezzi davvero straordinari, tutti suoi. Il migliore è stato certamente il brano dedicato al cinema di Truffaut: basandosi sul codice sonoro morse ha sviluppato armonicamente un tema ritmico che risponde ai nomi di due personaggi principali di un film del maestro francese. L'ha prima citata ritmicamente al microfono, poi con le mani sulle assi del pianoforte e poi è partita. E lì si è volato!
Insomma un fenomeno. Certamente acquisterò dei suoi cd perchè meritano assolutamente.
Altro che Allevi! (E qui sto diventando un perfetto jazz's man... ^^)
Alla fine della sua oretta passata con due mani su 5 ottave bianconere volevo semplicemente buttare via il Dubois appena acquistato...
Sul finire del concerto di Rita ecco spuntare Testa e il solo batterista. Due parole, applausi e prima sessione insieme. La canzone è alla Paolo Conte sputata, ma il risultato sonoro è efficace e assolutamente vincente, un tripudio! La Rita se ne esce con le ovazioni ed entrano gi altri della band di Testa. Si parte con il suo concerto e... ed è inutile girarci intorno: alla terza canzone avevo già ripreso il Dubois in mano. E' innegabile che dopo le esperienze armoniche di Marcotulli, gli accordi classici, le cadenze perfette e le sue piccole asperità subito risolte di Gianmaria sembrassero fin troppo sempliciste. Non nego che gli organizzatori abbiamo puntato ad unire i due artisti sul piano della loro collaborazione in alcuni dischi più che sul piano strettamente musicale, ben consci della differenza sostanziale della musica proposta.Ma forse avevano puntato proprio a quell'intimità che entrambi gli artisti hanno saputo creare.
Uno grazie ad una sincerità con la quale si pone al pubblico, l'altra grazie soprattutto ad una umiltà davvero unica con la quale si approcciava a noi, comprensibile nella voce emozionata con la quale descriveva le sue canzoni e nel modo gentile con il quale ringraziava, con lo sguardo di chi sembra dire: "grazie, ma... non vi sembra troppo?".
In conclusione Gianmaria Testa ha saputo offrire con la sua band un concerto davvero d'alto profilo, ma a mio avviso il suo contributo alla musica italiana d'autore è ancora poco incisivo.
A tratti sembrava di ascoltare Bubola e la sua scuola cantautorale per certe soluzioni melodiche, nel canto poi è fin troppo incline a rammentare al pubblico il Maestro Conte (e scusate, ma lì non c'è storia...) e tecnicamente la chitarra di Testa è più un orpello che uno strumento utilizzato per creare musica (non un assolo, non un passaggio, semplici accordi); ma produce testi molto belli, ha molto da dire di sé, sa essere spiritoso, sa eliminare la distanza dal pubblico con umiltà degna di un musicista vero. E poi è sincero. Lo si capisce subito, da come canta, da cosa canta e da come spiega quello che ha appena cantato.
Credo che anche Alberto, poco incline alle "rotte dei dirigibili" e ai loro cantori, abbia apprezzato questo più che le canzoni in sé (che trovo comunque molto belle) o ai musicisti (per altro ottimi).
Finale con il rientro di Rita che ha accompagnato Testa in due duetti. In questo caso la Marcotulli si è dimostrata anche un'intelligentissima pianista d'accompagnamento jazz. Non ha strafatto, anzi è sempre stata nella retroguardia, facendo in modo che il "motivo" della canzone fosse espresso dalla voce e dall'animo dell'artista che quella canzone ha concepito.
Non nego che a volte mi sarebbe piaciuto che avesse preso in mano la situazione, ma ho apprezzato l'umiltà della pianista nel sapersi mettere al servizio di una performance. Qualità rara nei musicisti, rarissima nei musicisti di sesso maschile.
Lode e onore a Rita dunque. Bravo anche Testa, ma nella serata, mi sia perdonato, era lei il "gruppo di punta".
Questo è l'ultimo post prima delle ferie. L'ultimo sarà postato Venerdi poi... Monterosso al mare!
Vorrei dedicare questo scritto scalcinato alla sorella di New York city, sperando di non averla "delusa". Speriamo semplicemente di averti qui la prossima occasione durante il grande festival Clusone Jazz!














