Dico la mia, in fretta e furia (argh!) e in maniera (lo sento) assolutamente asettica.
Non sono un critico cinematografico e lo si comprenderà dal modo stesso in cui parlo dell'imperfezione formale di questo film e di come, alla fine, me ne sbatta.
E' un film fatto relativamente bene che mi ha fatto bene perchè, come ha detto lo stesso Hayao, "fatto con il cuore".
E ora l'asettica recensione, credetemi sincera: è un film che, nonostante un punto di partenza commerciale (che dite, fruttiamo il cognome?) e svolte volutamente "disoneste" ("i draghi servono!" disse Suzuki!), approda in un turbinio di immagini ed emozioni che raramente ho vissuto in un film d'animazione al cinema. E questo credo derivi direttamente dall'onestà intellettuale che Goro ha in sé e che ha trasformato la retorica del messaggio veicolato in una sofferta preghiera verso gli spettatori, la preghiera di una riflessione su sé stessi e il mondo che ci circonda e che stiamo alimentando.Non è poco; in questo periodo inoltre di mie riflessioni sull'arte direi che è tutto.
Il film è incredibilmente onesto, con sé stesso e con lo spettatore pagante, concepito con il dovuto rispetto nei confronti delle opere originali che l'hanno influenzato, lucido e preciso nel proporre il messaggio esistenziale di Goro. Il quale, lui lo sa bene, non è un regista. E con questo non voglio scusarlo: ci sono movimenti di macchina e scelte fotografiche assolutamente buone, ma naturalmente non originali. Servono per fruire del messaggio, non per creare un capolavoro cinematografico.
E anche in questo sta la grande onestà di Goro: ha lavorato per dire qualche cosa, non per dirla in una certa maniera. Il veicolo diviene quindi un mezzo di pura comunicazione, senza per questo tentare di far divenire il veicolo stesso significativo di un'altra comunicazione (creazione di un nuovo stile, nuove visualizzazioni, nuove concatenazioni artistiche).
Poi, come ben si sa, il film è l'unione sotto una persona che alla fine ha (in teoria) la decisione finale, di un lavoro di moltissime teste. Lo Studio Ghibli ha offerto in questo a Goro un lavoro d'altissima qualità e le decisioni finali a lui spettanti vanno dritti in quella direzione: facciamo passare il messaggio! Non gli interessava creare un nuovo film capostipite di un nuovo modo di fare animazione, non credo gli sia fregato qualche cosa di entrare negli annali del cinema mondiale.
Sa di essere un ottimo direttore di un museo, di saper fare il suo lavoro per cui ha studiato, gli è stato proposto di dire la sua e c'è riuscito.
Con questa convinzione sono entrato al cinema, ho assistito alla proiezione circondato da persone di cui nutro una stima profonda, mi sono commosso durante la canzone di Therru (che, credimi jazz, ritengo straordinaria perchè a cappella, senza la retorica entrata di un'eventuale orchestrona, anche questa è onestà!) e sull'abbraccio finale.
Alla fine, mi scuseranno gli altri, mi hanno quasi dato fastidio gli applausi finali e ho voluto andarmene dal cinema senza sentire le prime discussioni di chi ha assistito con me alla visione. C'era bisogno di comprendere perchè un film tanto distante dalla perfezione formale che tanto adoro e ricerco, mi avesse colpito a fondo. E dopo tanto pensare mi sono ridotto a comprendere che forse ero entrato in sala con la giusta predisposizione e mi sono lasciato semplicemente cullare dalla dolce e onestissima narrazione dell'intero studio ghibli capitanato da Goro.
In sintesi: mi è sembrato che mio padre mi prendesse la mano, mi portasse in un angolino e mi dicesse: "ora senti questa cosa, è una cosa per me importante, se vuoi falla tua".
E me lo dicesse con il suo tipico incedere cantilenante, senza i fronzoli di un lessico altissimo, a volte invece infarcendolo di piccoli luoghi comuni e frasi in bassissimo bergamasco.
Ma sono cose che colpiscono. A me, almeno, colpiscono.
E duramente anche. Per me, che agogno da sempre l'espressione personale attraverso un mezzo artistico e approdo troppo spesso in un tecnicismo fine a sé stesso, è una lezione di comunicazione, di riflessione su sè stessi e sugli altri, di paternità.
Avessi un figlio come Goro sarei un padre semplicemente orgoglioso.
Non sarà un regista, ma è un uomo che vuole donare e donarsi.
E' un uomo insomma. Io spesso non mi sento nemmeno tale.
3/4 e buona notte al secchio.
PS: tralascio, per evidenti motivazioni con quanto sopra spiegato, di esprimermi sull'animazione, sui magnifici fondali, sul minimalismo, sulla visione bizantina, sugli aspetti cioè più prettamente cinematografici che mi paiono in questa sede inappropiati.














