Passavo, come di consueto, dal caro Bob e mi sono ritrovato un post dedicato alla mancanza di innovazione teatrale in ambito lirico.
Giovanni ha scritto una sua spiegazione in modo preciso: "Perchè la maggior parte dei critici musicali e degli spettatori che frequentano i teatri lirici non capiscono un cazzo. " (cit.)
Come dice Bob è una delle opzioni.
A mio avviso il caro GioVit mi ha rubato l'opzione! Anche a me il pubblico operistico, per quel poco che ho avuto a che fare, mi è sempre sembrato restio a VERE novità in ambito teatrale!
Ma mi piacerebbe approfondire il discorso.
Innanzitutto notiamo che oggi giorno il teatro contemporaneo (e il suo sperimentalismo) è comunque eseguito tanto quanto quello classico. Non mi sembra lo sia lo stesso nell'opera (anzi, a guardare i programmi, sembra morta dopo la prima decade del novecento!).
E ancora: quando si parla di opera si pensa prima alla MUSICA, poi al CANTO, poi all'esecuzione della di cui MUSICA, poi, forse, se avanza, peggio se serve alla stampa, al resto. E quando si guarda solo al resto (come la prima di Zeffirelli) lo si fa perchè si è speso l'ira di Dio per creare un "solito spettacolo" che va "giustamente" (?!) valorizzato!
Bisognerebbe che il compositore di oggi si alleasse, collaborando come ai bei vecchi tempi, con il librettista, ma che inoltre frequenti fotografi, registi, capisca i tempi teatrali moderni, li faccia propri e rompa le regole, ne imponga di suoi! Distrugga le convenzioni DA LIBRETTO, attraverso il libretto!
Se aspettiamo che lo faccia Mozart, scusate, mi sembra parecchio azzardato.
Il povero Amadé ha fatto il possibile e ci ha lasciato quanto di più bello la mente umana possa concepire. Ma sta bene così com'è. Ora si ha bisogno del nuovo; forse non mi sono spiegato: del nuovo!!!
Altrimenti tutti smettano di fare tutto: leggiamo Dante come un rap (che non si capisce nulla, ma tanto è uguale eppoi, uè, è Dante!) e facciamo in modo che Mozart abbia parlato attraverso una sua opera buffa (una caso, meglio se falsamente sconosciuta ché almeno ce la possiamo tirare!) di Alqueda o del conflitto israelo-palestinese!
Oppure cambiamo la trama del fantasma dell'opera in modo da (s)vendere un classico anche i bimbetti e ai loro genitori paganti!
Beh, è più facile (sovra)reinterpretare cose già fatte che porsi di fronte alla pagina bianca (a 5 righi o meno).
Chissà come mail il musical procede a piena forza verso il nuovo nel teatro, seguendo mode e stili naturalmente, con i pro e i contro di tali percorsi, mentre l'opera, nei suoi grandi circuiti, resta arenata a quattro grandi nomi STORICI che essendo, appunto, storici dovrebbero in primis essere interpretati sotto questa luce, lasciando la contemporaneità più schietta alle nuove leve e alle loro fresche, nuove idee!
Allora forse si scoprirà una modernità più forte, più marcata, più lancinante dei classici del belcanto, proprio perchè celata dietro antiche apparenze, non retoricizzata attraverso sovrainterpretazioni che spesso aiutano il regista ad uscire dall'anonimato e non l'opera a rendersi completamente fruibile.
Non serve molto in fondo. Basta un grande capolavoro e la voglia di studiarlo per quello che era, che è rimasto e che ci può dare di nuovo. Raccogliendone vestigia, tradizione e accettando le immani lezioni di modernità che essi impartiscono.
E allora si può anche scoprire, senza fare sovrainterpretazioni, che Dante profetizzò l'avvento degli SMS con i loro "xchè"!
Leggere per credere.
In --- > musica drammatica, teatro e musical, miscellanea musicale














