venerdì, 06 novembre 2009
TUTTO CAMBIA RESTANDO IMMUTABILE
Leggo nel forum di UAR questo thread che ha come oggetto di discussione il futuro della registrazione e del mixing. Cioè il futuro della produzione musicale tout court. Il tutto partendo da una disertazione reperita su di un blog inglese.
Non voglio certo immettere anche su queste pagine, da cui a lungo diserto in questo periodo - chiedo venia -, un pensiero sulla solita diatriba analog vs digital (che fa molto inter vs milan o canon vs nikon), quanto cercare di ampliare il discorso che è nato in questi contesti.
Se non ho compreso male sul forum si dibatte dicendo che l'hardware sarà per sempre imbattibile contrapposto a chi invece riflette su una ipotetica - probabile quanto incredibile - direzione che potranno prendere i software di gestione del suono.
Pareri discordanti, entrambi legittimi
Vorrei però richiamare ora l'attenzione di voi, che certo ne sapete più di me su questo fronte, sul PERCHE' esistono questi hardware, definiti storici, e perché sono moltissimi i plug-in che tentano di emularli.
Ripeto, io sono l'ultimo arrivato in questo stra(ordinario)no mondo, ma una idea me la son fatta, forse a causa degli studi filosofici e sociologici, per altro di bassa lega.
Il perché, anzi uno dei motivi -forse il più superficiale- è presto detto: il suono che la maggior parte degli utenti di musica agogna è quello partorito da queste macchine. Si, sto parlando proprio di codici tecnico-artistici accettati e considerati in modo inequivocabile come lo standard alto della produzione atta all'ascolto musicale.
La faccio corta perché non mi va di scrivere papiri che continuano a ripetersi. L'errore a mio avviso è capire incosciamente questo - perché tutti capiscono il motivo per cui i plug cercano di simulare gli hw; emulare non è nient'altro che tentare di riprodurre quel che è accettato come professionale, no? - ma volersi ostinare a pensarlo come un concetto fisso.
E cioè: OGGI l'utenza ha certe precise esigenze e aspettative sonore, nate e coltivate in un preciso momento storico della tecnica audiofila, le quali, se vengono soddisfatte, danno al prodotto finito l'aspetto "professionale" che tutti cerchiamo.
Solo che queste esigenze e queste aspettative, IRRIMEDIABILMENTE, CAMBIANO con il passare del tempo.
Oggi viene considerata batteria una somma di campioni, ieri era una batteria vera con close mic, l'altro ieri una batteria ripresa con due microfoni. E domani? Eh, chi può dirlo cosa accetteranno i nostri figli come "riproduzione di una batteria"?
Andando più in profondità, e se si vuole si potrebbe ragionare ancora, è che stiamo vivendo in un periodo caotico, di vero cambiamento, e il cambiamento non si può fermare, al massimo si può cercare di capire. Ma anche questo è assai difficile.
Non so cosa riserverà il futuro e sinceramente nemmeno mi interessa. Quello che so -o almeno sono certo, soggettivamente- è che questo futuro vedrà utenti con nuove esigenze sonore, magari totalmente suonanti da pc o magari solo da hw nuovissimo e completamente opposto al precedente. So che i dischi del 2000 suoneranno come vecchissimi, superati, perché -guardiamo in faccia alla realtà- anche i mix seguono le mode ed è giusto e bello che sia così. So che già ora alcuni quattordicenni ascoltano i Beatles e non riescono ad arrivare al terzo minuto perché "non si sente bene" abituati come sono alle produzioni di oggi.
Poi gli fai sentire una Rigby coverizzata con i suoni moderni e dicono "chi ha scritto 'sto capolavoro"?!
Ed eccoci all'epilogo: la realtà è che l'arte è PURO CONTENUTO, veicolato attraverso codici accettati, con l'ausilio di strumenti atti alla migliore comprensione del contenuto stesso.
Ed è questa "arte" ad essere immortale, quella che sorpassa i secoli, forse perché -come dice il Frova- semplicemente umana.
Il resto è veramente strumento al servizio di.
E se devo guardare al futuro, mi piace pensare che gli strumenti cambieranno, ma la volontà di un uomo di dire la sua no.
martedì, 27 ottobre 2009
Oramai manco solo io a sottolineare l'evento.
E' uscito, edito da BTF, l'ultimo lavoro dei Minstrel. Dopo tre anni e mezzo di lavoro escono sessanta minuti di musica, conquista sudata e agognata. Punto di arrivo. Punto di partenza.
Alcuni link:
BTF
Minstrel on BTF
Minstrel Ahab by Alberto
Official Minstrel
Minstrel's blog
venerdì, 16 ottobre 2009
"Non c'è differenza fra il tiranno e una maggioranza senza opposizione".
dalle Carte Federaliste Americane - 1786
Basta pensarci due secondi.
1
2
E' vero.
Eppure questa presa d'atto sembra, ogni giorno di più, un'utopia. Ma non è questo che mi spaventa; è piuttosto rendermi conto che in fondo la gente capisce cosa sta succendo.
E pare gli stia bene...
giovedì, 10 settembre 2009
TONI MANNARO!
Lo spettacolo è divertente, frizzante e suonato dal vivo. Si debutta il 16 ottobre a Clusone. Poi si parte per date a più non posso. Vi aspetto
Yours
Toni
giovedì, 03 settembre 2009
IN RIFLESSIONI SPARSE...
Un mio piccolo intervento in un forum di musica, nel quale sottolineo la mia personale visione dell'importanza della consapevolezza della teoria formale e strutturale del codice che si è scelto di utilizzare per la propria arte.
"lascia stare diplomi conservatori ecc ecc,ci sono emeriti scarponi che hanno idee geniali,la musicalità è una cosa innata,lo studio ti aiuta nell arrangiamento. "
Attenzione, se posso permettermi, ad essere così categorici.
E' vero che lo studio di solito aiuta nell'arrangiamento, descritto come "vestito" da Tonight, che DI SOLITO è una parte del processo prettamente artigianale, tecnico.
Ma qui mi sembra si dimentichi l'analogia, da sempre utilizzata in musica (anche nei termini), fra codice linguistico e codice musicale. Altrimenti come spiegare termini, assolutamente centrati, come "discorso musicale", "frase", "inciso", "periodo" se non come termini pescati dal codice linguistico che ben rappresentano la volontà comunicativa del codice musicale?
Mi pare di aver capito che, bene (come molti di voi) o male (come il sottoscritto), tutti abbiamo imparato le REGOLE sintattiche, dinamiche, formali che REGOLANO il CODICE della nostra lingua (italiano), in modo da poter FORMULARE FRASI che abbiano senso non solo per chi le scrive, ma anche per i DESTINATARI delle stesse. E queste regole formali sono nate e cresciute attraverso tradizioni secolari, errori, lampi di genio, letteratura.
Ora mi si può dire che i bambini, che non conoscono nulla del formalismo dell'italiano, parlano e si fanno capire. Ho un figlio anche io, parla bene, capisco quello che intendete.
Ma poi mi capita di ascoltare un Eco a caso, o un Paolo Terni, o un mio amico filosofo/poeta e capisco cosa significa COMUNICARE, e capisco che tale definizione è "un pò" diversa da quella del semplice "farsi capire".
Con questo non nego che i bambini possono avere dei lampi di genio quando parlano, ma attenzione che il più delle volte (sempre?), questi lampi sono semplicemente RICOSTRUZIONI FORMALI LIBERE dettate da ERRORI INCONSAPEVOLI che agli ascoltatori, PREPARATI a certe REGOLE, appaiono COSTRUZIONI CONSAPEVOLI e pertanto CREATIVE, GENIALI.
Non è che invece il GENIO è colui che, con CONSAPEVOLE maestria, prende le regole formali che lui padroneggia e, per MOTIVI INTERIORI che sublimano un'URGENZA COMUNICATIVA, le STRAVOLGE, ben sapendo di quel che l'ascoltatore proverà durante l'ascolto, naturalmente nei limiti dell'oggettività del codice accettato?
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martedì, 01 settembre 2009
A FUTURA MEMORIA
Occhio a non finire a fare gli artisti che spiegano dove sta di casa la vera arte... E' una cosa che vedo fare troppo spesso agli artisti frustrati, a quelli che passano più tempo al Maurizio Costanzo Show che in studio o in teatro a fare... l'arte non si spiega, per fortuna, e questo non è snob, ma è solo naturale... Ho fatto l'educatore ma ti assicuro che non ho mai creduto nelle prediche, ma nelle emozioni e negli eventi che accadono nella vita delle persone e che le cambiano. Chi si emoziona per "Amici" di Maria de Filippi credo abbia una sensibilità sicuramente diversa dalla mia ma il mio compito è portarlo a teatro e farlo emozionare di più con qualcosa che sia mille volte più forte ed emozionante e vero di Maria De Filippi, è dargli i cazzotti in faccia e nello stomaco, magari come quelli che a me riesce a dare un film come "Ferro 3" (tanto per infilarci anche Kim) non quello di appesantire il mio spettacolo per spiegargli che se guarda Maria de Filippi sbaglia perchè la vera arte sta da un'altra parte. Non è il nostro caso ma sono stufo anche di vedere le parodie del peggio, ridere di che? Per sentirsi più intelligenti e artisti della merda... Si dà troppa importanza al peggio, glorificandolo anche nella presa per il culo... Voglio comici che mi facciano ridere e piangere parlandomi della vita, non sfottendo Maria De Filippi, basta dare importanza alla merda, che la merda si vergogni e scompaia al cospetto della bellezza perchè appena la bellezza si mette a spiegarsi sta venendo a patti con la merda...
Andrea Cereda Attore (e amico)
Una lezione che non dimenticherò, che non voglio dimenticare; troppo spesso da me trascurata. Grazie Andrea.
lunedì, 24 agosto 2009
PERCHE'?
Ho ritrovato un mio vecchio post su un forum che seguo. Mi sembra una buona riflessione sul valore personale che do alla tecnica e sull'imprescindibile volontà di comunicazione che l'arte deve avere.
Lo riprongo qui, per personale memoria.
Sono e resto dell'idea che nell'arte fondamentale è avere qualcosa di esprimere, da dire a sé stessi.
Senza quello NULLA esiste e non ha senso discuterne. Capisco che per alcuni dei lettori, come per i eventuali compagni d'arte (anche fotografica) che ho l'onore di conoscere, è una premessa IMPRESCINDIBILE pertanto è naturale discutere fra noi di metodi, teorie e pratiche che permettano di esprimersi al meglio. Ma assicuro che nella normalità (quella che nemmeno io chiamo fotografia! ) esistono sapientoni che si reputano giganti perché salgono sulle spalle delle loro medioformato, pubblicando scatti di una banalità disarmante, dove la regola viene seguita sempre e quando non viene seguita è per motivi tanto miserrimi da apparire inutili. Altri che hanno buon occhio, ma si perdono in diatribe sterili su quale fondo di bottiglia sia meglio mettere davanti al sensore per riprendere questo paesaggio, senza mai chiedersi PERCHE' si vuole riprenderlo! Gente che alza la fotocamera con l'idea in mente, ma che non sa spiegarsi PERCHE' quell'idea gli sia venuta in mente e quindi fotografa senza motivo, SENZA MOTIVO, senza avere un motivo INTERIORE per farlo, senza conoscere, IGNORANZA PURA! La stessa minutaglia che magari diviene docente di un qualsivoglia corso fotografico finalizzato alla creazione di potenziali "fotografi" e pretende di farlo con lezioni puramente legate alla tecnica (anche pratica chiaramente)! Non un minuto passato anche solo a chiedere e a chiedersi: "ma tu perché sei qui? Che vuoi DA TE?!"... Ridicolo! E questa mentalità è figlia della nostra mentalità scolastica per cui prima è necessario conoscere a menadito ogni aspetto strumentale/teorico della materia per poi potersi permettere di trattarla. Attenzione, non sto criticando la tecnica, mi conoscete, sono il primo che la insegna e che trova giovamento in essa. Anzi, ritengo che SENZA TECNICA ci sia un ulteriore inganno verso sé stessi, perchè si attribuiscono costruzioni simboliche inesistenti ed inconcludenti a semplici "casualità".
Eppure MAI che uno cominci a studiare composizione e non gli venga nemmeno posta la domanda: "ma tu hai pensato a cosa significa quello che vuoi fare? Ma sai davvero il percorso che vuoi iniziare? Hai cominciato a camminare? L'hai mai fatto? Cosa vuoi? CHI SEI?". Ma siamo impazziti?! Uno queste domande se le deve fare, esattamente come gli vengono fatte (e continuamente rifatte) in Accademia!
Non voglio ora andare a parlare di cose che poco mi competono, ma a mio avviso è raro trovare qualcuno (fra i tanti) che si diploma in composizione e HA QUALCOSA DI PERSONALE DA DIRSI. E di solito, quando succede, è perché ha avuto la fortuna, la perspicacia, l'intelligenza di ascoltare ALTRA musica, di rendersi conto che il suo sentiero non può essere univoco a quello di altre persone; mettendola sul banale: che non basta saper scrivere una fuga per essere artisti compositori. Anzi, probabilmente una volta giunti alla fine della fuga tutti si rendono conto che sono divenuti esperti matematici, ma l'arte è altra cosa. Quanti hanno smesso con il loro bel diploma in mano. Non è certo tempo perso d'accordo, ma a mio avviso tanto è dovuto anche ad una visione distorta (o inesistente) del PERCHE' ci si propone di fare arte. PERCHE' PERCHE' PERCHE'!
Hanno mai avuto la forza di guardare dentro di sé e volersi esprimere attraverso le loro conoscenze, mescolando il vissuto con il pensato, il conosciuto con il tradotto, l'urgenza con la riflessione? Ma ci hanno mai pensato?
Alcuni sicuramente, ne sono certo! E lo si sente!
E allora eccoli a produrre musiche di splendida fattura e tecnica sopraffina, ma soprattutto che hanno filo logico dove serve all'autore, richiami alla tradizione se vogliono e rotture volontarie e COMPRENSIBILI o meglio SPIEGABILI o meglio ONESTAMENTE riflettute dallo stesso!
E, mi si passi il termine, caxxo, non hanno bisogno di un B3 originale per esprimere tutto questo. Magari si accontentano di un organetto finto, di un vsti, del B4 della Native, dell'organo della loro chiesa (magari modificando pure la partitura a causa della limitatezza dello strumento, scontro fra espresso e contingente). Al contrario conosco ragazzi che possiedono Stratocaster d'annata amplificate con valvolari da urlo che non sanno fare un vibrato o se lo fanno non sanno PERCHE' lo si debba fare; che non sanno fare altro che copiare malamente il turnista di turno, senza chiedersi perché il professionista era stato chiamato a suonare in tal modo; che non sanno mettere 3 accordi uno in fila all'altro (perchè non sanno cosa siano gli accordi...) e pretendono di fare canzoni senza nemmeno spiegarsi il MOTIVO per cui scriversele, puntando tutto sul loro sound "fender originale", naturalmente con Gain a palla e volume bassissimo. Bravi bravi...
E' una tristezza questo, a mio umilissimo avviso.
Poi ognuno è libero di comprarsi un B3 per comporre una brutta copia de "la Barilla". Ma non mi si venga a dire che è un artista.
Idem fare delle discussioni sull'altissima qualità, senza presupporre di base un solido, solidissimo, indispensabile, fondamentale, imprescindibile discorso sull'arte, sulle sue visioni, sulle motivazioni, sui perché, sul chi sei, sul chi siamo, perchè lo siamo, sul se fossimo, sul saremo, sul sarei, sul fossi stati, sul fui, sul.
Sono prediche che faccio ogni giorno, che mi fanno discutere con presuntuosi (probabilmente perché il presuntuoso fra i due sono io...), che convincono amici con la D80, ma non abbastanza per frenarli di fronte al solito tramonto che nulla dice se non che la bellezza non è umana e mai lo sarà.
Niente, click, e pensano di aver conquistato anche l'arte dell'esposizione al tramonto.
Bravi, bravi.
E intanto quello splendore s'è perso per sempre perchè l'unico modo per non permettere questo è "sfruttarlo", distorcerlo con consapevolezza, stuprarlo per motivazioni interiori, chiedere scusa alla "bellezza" per l'ardire, scusati però dall'urgenza interiore dominata dalla conoscenza teorica.
Niente, solito tramonto.
Perso per sempre.
E pensare che per perderlo in modo simile, sarebbe bastato un cellulare con fotocamera integrata...
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